Uno dei costi maggiori per i cittadini riguarda la salute: la Regione Lombardia, per esempio, ha un budget di circa 21 miliardi di euro annui, 17 dei quali vengono spesi per la sanità.

Una struttura sanitaria accreditata, pubblica o privata, deve rispondere ai requisiti previsti in termine di organico e di copertura assistenziale. Spesso, però, diversi operatori (medici, infermieri, tecnici) fanno regolarmente turni programmati di 8 ore, compresi notturni e festivi, con magari unica fattura mensile a un unico ente, pur essendo considerati liberi professionisti.

Alcune considerazioni:

  1. Può essere considerato libero e professionale un rapporto “esclusivo“, “turnistico“, “con unica fattura mensile“?
  2. L’Inps non ha nulla da dire?
  3. I politici e i sindacati, che si riempiono la bocca di occupazione giovanile e di precarietà, non hanno nulla da dire?
  4. Qualcuno controlla?

Mi si potrebbe rispondere che in questo modo almeno si crea lavoro, invece credo che lo scopo sia quello di massimizzare i guadagni minimizzando i costi.

Il tutto, come spesso succede in sanità, con assordanti silenzi.

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