Patrizia Bartolini, la direttrice del settore gare del Comune di Bologna, è indagata per turbativa d’asta. Oltre a lei risponde della stessa accusa anche un ex funzionario comunale dei lavori pubblici, ora trasferito in Regione. Secondo i magistrati e la guardia di finanza, Bartolini avrebbe favorito le coop nell’assegnazione di uno dei tre rami dell’appalto Global service. L’ex funzionario, invece, era il responsabile del procedimento di assegnazione.

I due hanno ricevuto gli avvisi di garanzia alcuni giorni fa, e sono stati interrogati in procura, davanti al pm Rossella Poggioli, titolare del fascicolo. L’ipotesi degli inquirenti, come ha raccontato il Resto del Carlino, è che alla cordata guidata dal Consorzio cooperative costruzioni, sarebbe stata concessa una proroga dei termini, che però fu rifiutata agli altri concorrenti. In questo modo avrebbe creato un ingiusto vantaggio alle coop.

L’appalto Global service è diviso in tre rami. Uno riguarda la manutenzione delle strade, affidato nel 2008 con appalto regolare a Bgs, Bologna gestione strade, consorzio che fa capo a Coop Costruzioni. Da settimane per altro sotto accusa per la gestione dell’emergenza neve e per i costi molto alti. Un altro ramo riguarda il verde ed è gestito da un’altra cordata di cui fa parte Manutencoop. Un ulteriore e ultimo ramo si occupa, invece, della manutenzione degli edifici pubblici, affidato al consorzio Bologna gestione patrimonio.

E, secondo la procura di Bologna, è proprio quest’ultimo appalto che non avrebbe rispettato le norme di legge. Nel 2007 venne indetta la gara, mentre la procedura di assegnazione dell’appalto finì nel febbraio del 2008. Un appalto di cinque anni che terminerà a breve. Si presentarono tre soggetti, due consorzi non bolognesi e la cordata del Ccc, che comunque non è indagata, e composta da Sapaba, Cogei, Melegari, Montanari, Cipea e altre società. Dopo un sopralluogo per valutare l’entità dell’incarico, i due consorzi chiesero una proroga dei termini per presentare l’offerta di 40 giorni. Il Consorzio cooperative costruzioni, che già gestiva il servizio con una cordata diversa, non ne ebbe bisogno. Ai consorzi fu negata la proroga, e di conseguenza l’unica busta presentata fu quella di Ccc. Ma nell’offerta mancavano alcuni documenti essenziali e il Ccc chiese una proroga per produrli di tre giorni, che fu concessa. La presentazione dell’offerta, però, aveva un termine e doveva essere rispettato “a pena di esclusione”. È su questo che ora stanno lavorando i magistrati.

Ma quali erano i documenti essenziali mancanti nell’offerta del Ccc? Nella busta non venivano indicati, come d’obbligo, gli incarichi che i legali rappresentanti delle ditte della cordata rivestivano in altre società. Infatti veniva solo spiegato che gli amministratori avevano analoghi ruoli in altre società, senza specificare quali. Avrebbero, inoltre, dovuto indicare se le ditte avevano rapporti con altri enti, per quali importi e per quali lavori. Ma anche in questo caso la documentazione era assente. Si rinviava ad allegati che però non erano in busta.

Nella mancata proroga di 40 giorni non c’è rilevanza penale. Si tratta infatti di una scelta che è discrezionale in capo all’amministrazione locale. Diverso, invece, il caso della proroga di tre giorni concessa al Ccc, nonostante fosse sancito il rispetto del termine “a pena di esclusione”. La difesa è ora pronta a dar battaglia, con la convinzione di aver rispettato le norme del codice. Mentre il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha dichiarato che “c’è un avviso di garanzia e vediamo come va a finire. Piena fiducia nella magistratura e nei dirigenti”.

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