Giancarlo Caselli è un uomo giusto e coraggioso. Anche per questo, durante la sua carriera, in molti avrebbero voluto fargli la pelle: i terroristi, i mafiosi e, in modo figurato ma assai pericoloso, un pezzo importante della politica e dei media. Le minacce che oggi arrivano da una parte dell’area antagonista, insomma, non gli fanno e non gli devono fare paura.

Chi ha invece da temere è il grande, e in maggioranza pacifico, movimento No Tav. I blitz anti-Caselli durante i dibatti pubblici, le contestazioni pianificate a tavolino che costringono gli organizzatori ad annullare gli incontri nelle librerie, le scritte sui muri del tipo “Caselli infame” o “Caselli brucerai”, non c’entrano col diritto di critica e sono anzi destinate ad avere un’unica conseguenza. Spingeranno l’opinione pubblica a voltare le spalle alle (buone) ragioni di chi manifestando si oppone non solo un’opera nata vecchia, inutile e costosa, ma anche alla scandalosa militarizzazione della Val di Susa. Di questo il movimento deve tenere conto: senza consenso, qualsiasi lotta è destinata a fallire.

Il movimento deve poi ricordare che agli arrestati per la guerriglia della scorsa estate non sono stati contestati reati associativi, ma solo specifici episodi di violenza. Un evidente segnale di come la procura di Torino non punti a criminalizzare il dissenso. Non capirlo non è solo sbagliato. È stupido. E gli stupidi, come i violenti, di strada ne fanno poca. Anche, e soprattutto, tra le montagne della Val di Susa.

Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2012

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Stuprata da un
“ragazzo per bene”

prev
Articolo Successivo

La Corte dei conti: “Più difficile perseguire i corrotti”. Colpa di una legge ad personam

next