Per una mattina il presidio davanti ai magazzini Esselunga di Pioltello è rimasto vuoto. Gli operai licenziati dalle cooperative del consorzio Safra che lavora per il colosso della grande distribuzione l’hanno lasciato per trasferirsi davanti al tribunale del lavoro in via Pace a Milano. Dove ieri, per otto di loro, si è svolta la prima udienza della causa avviata per essere reintegrati. Nelle prossime settimane sarà il turno degli altri 17 che a partire dallo sciopero del 7 ottobre scorso sono stati via via lasciati a casa. La loro colpa, secondo il sindacato Si Cobas che li sostiene, quella di avere protestato per i carichi di lavoro eccessivi, gli atteggiamenti vessatori dei capi reparto, le ore di lavoro distribuite a chiamata e in modo arbitrario, le irregolarità nelle buste paga.

Fuori dal tribunale i lavoratori hanno organizzato un piccolo presidio a sostegno degli otto colleghi. In tutto una quarantina di persone. Di fianco alla scritta: “No ai licenziamenti politici, contro sfruttamento, caporalato e precarietà”. Insieme a loro alcuni attivisti del centro sociale Vittoria che dall’inizio li affianca nella loro battaglia. Dentro gli avvocati a discutere davanti al giudice. “I licenziamenti sono pretestuosi e di natura discriminatoria. Sono legati alla protesta sindacale e al primo sciopero”, sostiene Claudio Frugoni, il legale che insieme a Giovanni Giovannelli segue gli operai che hanno perso il posto. Tra di loro ci sono anche Miah Afhik, 34 anni, arrivato in Italia dal Bangladesh nel 1998: lui è stato licenziato a novembre dopo avere rilasciato un’intervista al Giorno. Un caso simile a quello di Attia Ghattas, egiziano di 60 anni, da 35 nel nostro Paese, lasciato a casa dopo che a dicembre aveva parlato di condizioni di schiavismo davanti alle telecamere della trasmissione di La 7 Piazza Pulita.

L’udienza di ieri non è entrata nel merito della vicenda, perché il giudice ha lasciato spazio a un tentativo di conciliazione. Gli avvocati dei lavoratori delle cooperative Safra hanno messo sul tavolo la possibilità di revocare i licenziamenti e fare rientrare i lavoratori all’interno di un accordo di cassa integrazione in deroga che sarebbe stato sottoscritto in questi giorni da Cgil, Cisl e Uil.

La proposta ora dovrà essere valutata, mentre fuori dall’aula giudiziaria continuano le mosse delle parti. I lavoratori del presidio giovedì scorso hanno cercato di intervenire durante la sessione del Consiglio comunale di Pioltello, poi sospesa temporaneamente. Safra, dal lato suo, accusa gli operai licenziati di ostacolare con i picchetti chi entra a lavorare. E ha organizzato una raccolta di firme all’interno del magazzino Esselunga per chiedere la rimozione del presidio. Le firme, che secondo il sindacato Si Cobas sono state estorte con la minaccia di nuovi licenziamenti, verranno inviate al prefetto Gian Valerio Lombardi. Che per ora, nonostante la richiesta del Consiglio provinciale inviata lo scorso dicembre, non è intervenuto per aprire un tavolo di trattativa tra cooperative e lavoratori.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Caso Lusi, pm chiedono sequestro delle società

next
Articolo Successivo

De Gregorio (Pdl) indagato con Lavitola
per 23 milioni di soldi pubblici all’Avanti

next