Il Festival prova a darsi un tono nell’anno dell’austerity, in precarissimo equilibrio tra la sobrietà d’ordinanza e l’impossibilità di rinunciare allo spettacolo. La sala stampa è spopolata: più della neve può la crisi dei quotidiani. Un po’ di strass, ma non troppo: lo spread incombe. Pochi ospiti stranieri, a parte i cantanti della serata di giovedì: non vedremo robacce come l’intervista a De Niro dell’edizione 2011. Davanti allo spettro dell’audience, il santino di Celentano. Si comincia alle 20.40 in punto, Raiuno sacrifica anche i pacchi di Frizzi, ed è quasi certo che Adriano il Salvatore degli ascolti ci sarà stasera: per lui anche la benedizione di don Gallo. Canterà e probabilmente conserverà le cannonate più pesanti per le puntate successive.

Oggi – anticipa Vanity Fair – il Cele dovrebbe fare il suo ingresso in uno scenario di guerra, tra finte macerie, morti e feriti. Come da ultimo album. Intanto l’antipasto è una conferenza stampa algida come il vento della Riviera. Così ingessata da far rimpiangere il paludato Meeting di Cl: più che tensione da agone, agonia della tensione. Il primo a prendere la parola in conferenza stampa è il mitico sindaco Zoccarato che saluta come evento straordinario l’apertura di un hotel nella sua cittadina. Forse era una battuta: gli alberghi qui sono una barzelletta da sempre. Mauro Mazza, direttore-scrittore (ha appena pubblicato per Fazi), si dice emozionato: lo sarà sicuramente domani, quando si sapranno i dati dello share. Ancora di più quando, tra un mesetto, scadrà il cda di Viale Mazzini. Senza giri di parole, fa sapere alla direzione artistica che si aspetta ascolti superiori all’edizione 2011: traguardo difficile. Morandi ha annunciato di voler riproporre la formula “stiamo uniti”: più che una promessa, una minaccia. Ha qualche ora per redimersi.

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La bella Ivana ha il torcicollo e non si presenta ai giornalisti, causa collarino: malesseri da nonnina – fanno notare – e dire che ha 19 anni. Rocco Papaleo ci guarda come dei marziani: “ma ‘sta gente fa sul serio?”. Lui, super casual, regala ai giornalisti gli unici sorrisi della mattinata e una citazione colta dalle Lezioni americane. Siccome non è sicuro che sia stata colta specifica che la “Leggerezza” di cui parla è quella di Calvino. Però è nervosissimo. Nonostante il mestiere e l’indiscusso talento, qualche motivo ce l’ha. L’anno scorso Luca e Paolo furono i vincitori morali: bei pezzi e ottima tenuta del palco. La vera star? L’onnipotente Gianmarco Mazzi: ha parlato quasi solo lui, senza tanti complimenti. Anche per i defunti: “L’omaggio a Whitney Houston? Ci sarà, anche se l’hanno già fatto i tg”. Ovviamente il ritornello è Celentano qui, Celentano là: fondamentale, insostituibile e bla bla. Tra le righe il direttore artistico fa intendere che l’anno prossimo lui potrebbe non esserci più: scade il settennato, come al Quirinale. Pare che sia intenzionato a involarsi verso i lidi di Mediaset che quest’anno, per gradire, ha già troncato sul nascere ogni concorrenza: via Italia’s got talent, via Zelig e le Iene. La storia è vecchia. Al pomeriggio le prove degli artisti sono un po’ meno sbadigliose: ecco cosa si vedrà domani. Lucio Dalla accompagna (dirige e vocalizza) Pierdavide Carone: Nanì è la storia d’amore tra una prostituta e un camionista.

Bello il testo di Francesco Renga: amore, sesso ma anche il sentimento della vita, “La tua bellezza è nobile e furiosa”. Eugenio Finardi si esercita con la fede e il dolore, in un brano maturo, “E tu lo chiami Dio”. Samuele Bersani canticchia solo: “Ho preso la siberiana” (come Luca Bizzarri, a letto la febbre). Il suo pezzo, al solito, è ironico e raffinato: la storia di un pallone sgonfio. Nina Zilli si atteggia a Mina, con furbizia e una canzone super festivaliera: “Per sempre”. Su di lei la direzione artistica sembra contare molto, stesso dicasi per Emma Marrone. La favorita presenta un testo furbissimo, perfetto per il governo tecnico: “Se tu che hai coscienza credi nel paese, dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare”. I Marlene Kunz devono farsi perdonare dai fan la sbandata sanremese. “Canzone per un figlio” non si fischietta, però è costruita e la voce di Cristiano Godano tira su il morale. Arisa non fa se stessa, risparmiandoci la solita filastrocca (grazie). Irene Fornaciari – nel paese dei figli di papà – presenta un titolo che è una denuncia: “Il mio grande mistero”.

Tutti gli anni è qui: una risposta si fatica a trovare. Il polverone suscitato da Chiara Civello per la non più inedita “Al posto del mondo” è incomprensibile. I Matia Bazar (Sei tu) sono quel che sono, senza camuffi. Dolcenera – Ci vediamo a casa – ci mette grinta e voglia. Poi, la coppia D’AlessioBertè: qui si fanno delle gran discussioni sul fatto che non si può snobbare un fenomeno così di massa come D’Alessio. Sarà, ma ci sono due ma: il limite del pop è il trash e “Respirare” lascia senza fiato (non per la sindrome di Stendhal). Chi vince? Noemi, stando a quanto dopo le prove si sente canticchiare il suo brano.

Da Il Fatto Quotidiano del 14/2/2012

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