Fermi per difendere i precari. Il 65% dei lavoratori di quasi tutte le fabbriche italiane appartenenti al Gruppo Marcegaglia ha incrociato le braccia per due ore, come segno di protesta contro il mancato rinnovo dei contratti di lavoro interinali e a termine. Contratti che riguardano direttamente qualche decina di giovani operai inseriti da più di un anno nelle sedi di Mantova, Forlì e Boltiere, che rischiano di essere lasciati a casa a causa del mancato raggiungimento di un accordo sulla questione del “salario d’ingresso”. Un sistema voluto dall’azienda per dare respiro a bilanci sempre più preoccupanti, riducendo sistematicamente gli stipendi dei nuovi assunti, tanto che per raggiungere il salario guadagnato dai colleghi già stabilizzati dovrebbero maturare sei anni di esperienza nel Gruppo. Ma che la rappresentanza sindacale unitaria interna alla fabbrica, l’Rsu, deve ancora siglare. E se la firma non ci dovesse essere, allora salterebbero anche i contratti.

“E’ un ricatto quello del Gruppo Marcegaglia, attuato nei confronti del sindacato e delle Rsu, che l’azienda ha cercato di mettere l’uno contro l’altro esercitando forti pressioni, come se la mancata assunzione fosse colpa dei rappresentanti dei lavoratori” denunciano le tute blu della Fiom, promotrici dello sciopero iniziato oggi, che continuerà martedì. Tagliare lo stipendio delle nuove leve, secondo il sindacato, non risolverebbe i problemi rilevati in tutte le aziende del Gruppo, che a Ravenna ha lasciato a casa 40 lavoratori di una cooperativa di facchinaggio, a Budrio non ha ancora stipulato alcun rinnovo contrattuale, a Lodi ha annunciato 55 esuberi, a Forlì e Potenza ha attuato la cassa integrazione e a Fontanafredda, in provincia di Pordenone, ha licenziato 40 persone.

E lo stesso dovevano pensare i lavoratori, che hanno aderito in massa alla protesta annunciata e organizzata in poche ore, e hanno provocato il blocco di tutti gli impianti.

In Emilia Romagna lo sciopero è stato a sigle unite, Fiom – Cgil, Fim – Cisl e Uil e l’adesione ha raggiunto il 65%, arrestando la produzione in tutte le sedi e bloccando interi reparti. Ma nonostante la protesta, la proroga contrattuale non è arrivata per tutti. A Forlì solo 6 dei 12 precari sono stati prorogati fino ad agosto, per gli altri, invece, la scadenza del contratto a termine coinciderà con il licenziamento. Anche a Ravenna la situazione è tutt’altro che rosea dopo gli esuberi annunciati dalla dirigenza e a Budrio il futuro è tutt’ora incerto. “Noi abbiamo presentato una piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo interno, votata da tutti i lavoratori, iscritti e non, e approvata dal 98% di loro, e l’amministratore ha risposto solo oggi, fissando un incontro per lunedì 13” spiega Pedro Pucci, delegato Fiom – Cgil. “Vogliono costringerci ad accettare una sorta di dazio, di pedaggio all’ingresso assolutamente ingiustificato”.

A Mantova, sede della casa madre del Gruppo Marcegaglia, circa 1300 dipendenti, dove si trovano anche gli uffici amministrativi, l’adesione è stata alta, anzi, altissima, tanto che anche la Cisl ha deciso, in mattinata, di aderire. Un vero record se si considera che questo è solo il secondo sciopero indetto esplicitamente contro l’azienda in tutta la storia della regione Lombardia. Ben il 70% dei lavoratori ha spento le macchine bloccando di fatto la produzione e i risultati non sono tardati ad arrivare. Infatti, nel corso della protesta, la dirigenza è scesa a compromessi, comunicando una proroga contrattuale per il personale precario prossimo alla scadenza del contratto, per tutti e 13 i lavoratori interessati, che quindi non verranno lasciati a casa.

Male invece a Boltiere, nel bergamasco, dove lo sciopero, appoggiato anche dalla Cisl, non ha potuto impedire il ‘no’ del Gruppo Marcegaglia. Nessun precario sarà rinnovato e alla scadenza del contratto il rapporto lavorativo con il colosso siderurgico cesserà. “Ma non senza combattere” annuncia Mirco Rota, segretario generale della Fiom Lombardia. “Abbiamo tutte le intenzioni di assistere i lavoratori non rinnovati sia a livello sindacale, sia a livello legale per farli rientrare in azienda. Tra l’altro non stiamo parlando di gente che è lì da una settimana, ma di persone che sono lavorano da più di un anno, rinnovo dopo rinnovo, e ci sarebbero anche i presupposti per un contenzioso legale. Valuteremo con i lavoratori il da farsi, ma ci opporremo con tutte le nostre forze a questa decisione”.

Martedì toccherà ai pochi stabilimenti che oggi hanno lavorato regolarmente spegnere le macchine e sostenere la causa dei precari, una partecipazione posticipata dalla necessità di indire un’altra assemblea sindacale. Una causa che in due delle tre sedi interessate, sembra però già persa.

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