Diciotto minuti. Tanto dura un cortometraggio uscito lo scorso 27 settembre che ricostruisce la storia di Alessandro Caravillani, 17 anni, ucciso a Roma il 5 marzo 1982 al termine di una rapina alla Banca Nazionale del Lavoro di piazza Irnerio. Rapina messa a segno dai Nar (Nuclei Armati rivoluzionari) e quel delitto è valso il nono – l’ultimo – ergastolo a Francesca Mambro, condannata in via definitiva anche come esecutrice materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

A meno di 3 mesi dall’uscita, però, è giunta la richiesta di sequestro del corto, intitolato “Uno studente di nome Alessandro, perché “il film avrebbe leso l’immagine di colei che di quell’omicidio è stata ritenuta colpevole”. Lo afferma il regista, Enzo De Camillis, che di Caravillani era cugino e che con lui frequentava il liceo artistico di piazza Risorgimento, nella capitale, lo stesso che oggi porta il nome della giovanissima vittima del terrorismo. Se in questi giorni è in corso la richiesta di accesso al fascicolo aperto dal pubblico ministero di Roma Barbara Sargenti, la querela giunge come un fulmine a ciel sereno per regista e produttori, Fitel e l’associazione culturale Sas – Scuola Arte Spettacolo. Né Francesca Mambro né altri ex appartenenti al gruppo dell’estrema destra capitolina aveva dato segni di nervosismo. Numerose, invece, le attestazioni a favore del film di De Camillis da parte delle associazioni che riuniscono le vittime del terrorismo, a iniziare da quella bolognese sulla strage alla stazione (che ha aderito a una petizione in favore del film), e da parte delle istituzioni.

Presentato a inizio autunno al Roma Fiction Fest, il cortometraggio nel corso dei mesi è stato proiettato al Dams di Roma, alla Protomoteca del Campidoglio nel corso di un incontro sul terrorismo internazionale e al XVI municipio della capitale. Nel frattempo “Uno studente di nome Alessandro” ha passato la prima selezione ai Nastri d’Argento e agli autori è giunta una lettera del Quirinale in cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso apprezzamento per la storia.

Inoltre, ancora prima dell’uscita, la polizia di Stato aveva concesso il proprio patrocinato e squadre di agenti e della scientifica avevano partecipato alle riprese della sparatoria. E ancora il ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva riconosciuto il cortometraggio come documento di cultura nazionale. Allora perché la richiesta di sequestro?

Se il regista De Camillis preferisce attendere di vedere le carte della magistratura per esprimere un giudizio di merito, intanto precisa che “io racconto una storia, non faccio un discorso politico, voglio uscire da giochi del genere. Il corto l’ho realizzato per una serie di motivi che ritengo importanti. Intanto è un monito ai politici. In questo momento, se non ascoltano le esigenze dei giovani, si rischia il terrorismo e forse già ci siamo. Ricordiamo gli scontri di piazza San Giovanni a Roma di ottobre, i proiettili che girano nelle buste e i pacchi bomba”.

Poi, in merito alla scarcerazione di Francesca Mambro, aggiunge: “Non voglio entrare nemmeno in questioni giuridiche perché uno si affida al giudizio della magistratura già formulato nel 1985. Però un cittadino una riflessione se la pone, a fronte di pene per reati meno gravi del tutto espiate e 65 suicidi nelle carceri solo lo scorso anno. Mambro è stata riconosciuta colpevole di 97 omicidi e le sono stati inflitti 9 ergastoli. Eppure è fuori, abita a 400 metri da casa mia e mi è capitato di incrociarla per caso. L’averla rivista ha riportato a galla questa storia che avevo rimosso e che ho vissuto sulla mia pelle per il legame familiare e d’amicizia con Alessandro”.

Chi era Alessandro Caravillani? “Era un ragazzo di 17 anni, correva in moto, aveva una fidanzatina e nutriva tutte le fantasie di un diciassettenne”, dice ancora De Camillis. “Non faceva politica né a sinistra né a destra. Passava di fronte a quella banca per caso: stava attraversando la strada per andare a scuola e si è trovato in mezzo a una sparatoria. Venne colpito di rimbalzo a un ginocchio e dal giaccone gli usciva il manico di un ombrello corto. In quel momento Francesca Mambro l’ha scambiato per una pistola e deve aver pensato che Alessandro fosse un poliziotto in borghese. Allora è tornata indietro e gli ha sparato alla testa. Per questo evento è stata condannata all’ultimo ergastolo”.

Ma si tratta di una storia, ribadisce il regista, da raccontare per preservare la memoria degli anni di piombo e non per ragioni di schieramento politico. “Oggi il Comune di Roma è di destra e chi sono coloro che mi hanno chiamato a presentare il cortometraggio? Sono i signori del Pdl e con tutti gli attestati che abbiamo raccolto, la querela di Francesca Mambro mi appare gratuita. Quando è uscito il corto io ero in silenzio e mi limitavo a promuoverlo, come si fa sempre. Ma a fronte di questa situazione intendo difendermi a tutti i costi perché questa difesa la ritengo un’azione culturale, al pari dell’opposizione al bavaglio del giornalisti. Questo è un modo per zittire non solo le notizie, ma anche l’autorialità dell’immagine”.