Lorenza Lei e Paolo Garimberti

Nessuno può sapere, nemmeno la memoria più ferrea, quante volte Paolo Garimberti ha minacciato le dimissioni, quante volte il medesimo presidente Rai ha firmato velenosi comunicati contro il direttore generale Lorenza Lei. In viale Mazzini, però, presto si fa pace e prestissimo si torna amici. Il presidente ha tenuto sempre la poltrona dritta, indifferente ai consiglieri Rizzo Nervo e Van Straten che chiedevano di chiarire in Cda le assunzioni natalizie del direttore generale: la portavoce di fiducia a tempo indeterminato col rango di caposervizio; l’autista personale nonostante 13 dipendenti a spasso; la promozione per la segretaria del consigliere Rositani; i rapporti con l’ex marito prima dipendente e poi collaboratore di Sipra, la concessionaria pubblicitaria.

Il presidente ha avuto un mese di tempo per leggere e rileggere il carteggio fra Rizzo Nervo (oggi dimissionario) e Lorenza Lei, ma ha preferito ignorare le ammissioni e le contestazioni che il Fatto può raccontare attraverso le lettere originali. Il 4 gennaio, Rizzo Nervo scrive al direttore generale: “Ho appreso che a fine anno sono stati adottati alcuni provvedimenti gestionali (assunzioni per chiamata diretta al di fuori dei bacini concordati con i sindacati, aumenti di merito, passaggi di categoria) che, se fossero veri, rischiano di gettare ombre sull’azione di risanamento”. Lei e Garimberti tacciono. Il 13 gennaio, Rizzo Nervo insiste: “Sono ormai passati nove giorni senza che quella lettera abbia avuto riscontro. Nel frattempo il quotidiano il Fatto e il settimanale Panorama hanno riferito con dovizia di particolari l’adozione di provvedimenti che appaiono in violazione dei principi e delle norme del Codice etico”. Il 18 gennaio, il dg Lei risponde senza smentire: “Per quanto riguarda l’addetto stampa trattasi di ‘precaria ‘ che ha iniziato a collaborare in Rai nel ’92 in modo continuativo la cui stabilizzazione è stata regolarizzata nelle scorse settimane con la sottoscrizione di una transazione in sede sindacale”. E sul punto, Rizzo Nervo replica: “Il dg conferma che l’assunzione è avvenuta al di fuori delle regole aziendali. Il personale giornalistico è assunto o per selezione o attingendo ai bacini dei precari con contratto giornalistico (non con contratto in genere)”.

Qui è interessante incrociare le lettere, l’accusa e la difesa. Il direttore generale spiega di aver scelto un nuovo autista per ragioni di “fiducia” e “riservatezza”. E Rizzo Nervo fa notare: “Molti nostri autisti di cooperative stanno perdendo il lavoro e il Cda in maniera di assunzioni a tempo indeterminato impone specifiche procedure”. In poche righe, la Lei risolve la promozione per la segretaria di Rositani, chiamando in causa l’ex dg Mauro Masi (che aveva bloccato il procedimento, ndr): “E’ in coerenza con quanto fatto con altro personale che esplica mansioni similari di supporto ai Consiglieri”. E Rizzo Nervo precisa che, di solito, le segretarie non vengono promosse otto mesi dopo il primo contratto. Il direttore generale rivela un fatto inedito sull’ex marito agente pubblicitario di Sipra: “Ho provveduto tempestivamente a segnalare formalmente al dg dell’epoca Flavio Cattaneo (2004) la circostanza relativa all’instaurato rapporto di Ferri in Sipra, atteso che il rapporto di coniugio con il predetto è stato successivamente risolto al Tribunale di Roma”.

Dunque nel 2004, marito e moglie, prima di separarsi, lavoravano per la stessa azienda, poiché Sipra è una società controllata di viale Mazzini. Mentre Lorenza Lei, vice di Masi, stava per diventare direttore generale, l’anno scorso Ferri fu assunto a tempo indeterminato come responsabile di una nuova area di Sipra: appena circolarono le prime indiscrezioni, Ferri si dimise per rientrare nel ruolo di agente monomandatario per Umbria e Marche. Rizzo Nervo cita un documento aziendale: “I contratti per parenti sino al sesto grado o coniugi separati vanno autorizzati”. La contesa è lunga e complicata, ma evidentemente non affascinava il presidente Garimberti che, su richiesta di Lorenza Lei, l’ha tenuta lontana dal Consiglio di amministrazione. Ieri l’organismo di Vigilanza interna ha chiesto le carte al presidente. E forse, in quel momento, avrà ricordato il carteggio.

da Il Fatto Quotidiano del 10 febbraio 2012

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