“Abbasso il freddo, abbasso Putin”. Era questo uno degli slogan dei 120mila manifestanti – 40mila secondo la polizia – che oggi a  Mosca, nonostante i meno 18 gradi di temperatura, hanno deciso di sfilare contro Vladimir Putin per chiedere “elezioni oneste”.   Un successo inaspettato per il movimento formatosi sulla scia dell’indignazione popolare per le numerose denunce di brogli alle  legislative del 4 dicembre a favore del partito di governo Russia Unita. Che ha già annunciato un altro corteo il prossimo 26 febbraio  nel caso in cui non vengano soddisfatte alcune richieste, dalla liberazione dei prigionieri politici alle riforme del sistema politico.

L’appuntamento di oggi era visto dagli analisti come un test per provare la forza di questa nuova opposizione, dopo le tre grandi  proteste di dicembre, che avevano raccolto in tutto circa 100.000 persone nelle più vaste contestazioni degli ultimi 15 anni. Studenti,  famiglie, intellettuali, blogger, attivisti per i diritti umani, politici liberali, nazionalisti e comunisti si sono di nuovo riuniti per “in difesa del futuro della Russia”, ha spiegato dal palco Victor Yavlinski, leader del partito Yabloko e grande escluso dalle presidenziali del mese prossimo. In mezzo al corteo, che si è svolto pacificamente e senza l’intervento della polizia, il bersaglio principale è stato di nuovo l’ex Presidente, la cui vittoria al primo turno il mese prossimo appare sempre meno scontata. Intanto oggi hanno sfilato in corteo molte caricature ispirate al premier e voci che urlavano “Putin dimettiti”, “Putin vergogna”.

L’opposizione ha ribadito le sue richieste al Cremlino: la liberazione dei detenuti politici tra cui Mikhail Khodorkovsky; la cancellazione delle ultime elezioni legislative, macchiate da denunce di brogli; le dimissioni del capo della Commissione elettorale, Vladimir Churov; riforme del sistema politico entro la primavera e subito dopo, nuove elezioni parlamentari e presidenziali prima della scadenza del mandato. Se le domande non verranno ascoltate, hanno annunciato dal palco dove si sono esibiti anche cantanti come il celebre Victor Shevchuk dei DDT, si tornerà in piazza il 26 febbraio. Cortei “Per elezioni oneste” si sono svolti anche a San Pietroburgo (30.000 persone) e in altre 90 sparse tra Russia e i quattro continenti. A Novosibirsk, alcuni manifestanti hanno costruito una lapide di neve con le foto di Putin, Medvedev e Churov, su cui i bambini depositano fiori. “Siamo arrivati a un punto di non ritorno – ha detto uno dei dimostranti – la gente ha smesso di aver paura e ha capito la sua forza”. Negli sgoccioli della sua campagna elettorale, Putin – finora piuttosto indifferente alle contestazioni – non potrà non tenerne conto.

Mentre il variegato movimento che si riunisce sotto lo slogan “per elezioni oneste” sfilava coi suoi palloncini bianchi, da piazza Kaluzhkaja a piazza Balotnaja – di fronte al Cremlino – in zona Poklonnaja si sono svolte due manifestazioni filo-governative. Quella voluta dall’imprenditore Borovoi che voleva portare quella parte dell’opposizione non favorevole a sfilare con nazionalisti e comunisti, ma che si è rivelata un flop: le cifre ufficiali, infatti, parlano di meno di 300 persone. L’altra, organizzata dai Patrioti di Russia, è stata ufficialmente indetta contro il pericolo di una ‘rivoluzione arancione’ sul modello di quella ucraina filo-occidentale del 2004. A farla da padrone, i tricolori nazionali bianco-rossi-blu e slogan come “Chi se non Putin?”, a ribadire la tesi con dello stesso premier e potenziale nuovo presidente, per cui un futuro senza di lui rischia di riportare la Russia al caos degli anni ’90. La battaglia dei numeri sulle due piazze della protesta è già iniziata con la polizia che parla di 138.000 manifestanti filo-governativi – 20.000 per fonti indipendenti- e non oltre 40.000 per i sostenitori della cosiddetta ‘rivoluzione della neve’, la quale per la prima volta in 12 anni sta mettendo a dura prova l’autorità di Putin, candidato favorito alle presidenziali del prossimo 4 marzo.