Da alcuni anni la Federazione degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) lancia allarmi sulla prossima prevedibile carenza di medici nel Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno in Italia si laureano in Medicina ed entrano in servizio meno medici (indico con questo termine tutti i laureati in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria, a prescindere dalla loro specializzazione) di quelli che ne escono per pensionamento o altre ragioni. Per ora il sistema funziona perché negli anni ’80 c’è stata una grande immissione di laureati nel sistema, ma con le norme europee e i numeri chiusi questa immissione si è ridotta. I laureati del decennio1975-1985 andranno in pensione nel decennio in corso, 2010-2020, e allora la crisi si farà drammatica.

Una stima approssimativa del fabbisogno nazionale di medici è alla portata di tutti: se la popolazione italiana è di 55 milioni e se si considera ragionevole avere almeno un medico o pediatra di base per ogni 1.000 assistiti occorre avere in servizio complessivamente non meno di 55.000 medici e pediatri di base. Considerando una vita professionale attiva di 35 anni, il ricambio stimato per i soli medici e pediatri di base è di circa 1.500 medici all’anno. Poiché arriva alla laurea circa il 60-70% degli studenti che si immatricolano al primo anno, le Facoltà di Medicina e Chirurgia dovrebbero iscrivere circa 2.500 matricole ogni anno: cioè dovremmo avere nel paese una ventina di corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia di 125 studenti ciascuno. Questa cifra considera i soli medici e pediatri di base e non i medici ospedalieri, i chirurghi, gli anestesisti, e tutti gli altri specialisti: si vede quindi che il fabbisogno reale di medici (e di studenti di medicina) nel paese è molto maggiore di quello qui calcolato, probabilmente oltre il doppio. In Italia ci sono una cinquantina di Università e non tutte hanno questo corso di Laurea (fortunatamente alcune ne hanno due o tre): è evidente che l’offerta formativa non è adeguata alle necessità del paese.

Un decreto del 23 novembre 2011 che ha aumentato i posti dei corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia è stato accolto con favore dalla FNOMCeO, ma è un palliativo certamente insufficiente: in primo luogo a questo ampliamento di posti non corrispondono aumenti di risorse e quindi i corsi esistenti diventeranno semplicemente più affollati e necessariamente meno efficienti; in secondo luogo questo ampliamento a costo zero potrebbe risultare malamente compatibile con le normative europee che prevedono certi rapporti tra le dimensioni del corso e quelle del policlinico universitario presse il quale si svolge.

Soluzioni reali al problema? Nessuna in vista.

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