“Non mi uccise la sorte, ma due guardie bigotte: mi cercarono l’anima a forza di botte…” Così cantava quarant’anni fa Fabrizio De Andrè i cui splendidi testi erano spesso tristemente profetici.

Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva… Sono solo alcune delle vittime degli abusi di potere consumatisi in una caserma, in un carcere o in un reparto psichiatrico. Si entra vivi e si esce cadaveri. Nessuna spiegazione, casomai la “suggestiva” giustificazione che la morte è avvenuta per cause naturali.

Un malore? L’inappetenza? Forse il freddo? Sarebbero queste le ragioni delle ferite profonde, dei lividi e delle bruciature, delle ecchimosi e delle ossa fratturate, dei corpi scarnificati nelle immagini delle autopsie?

Ma ciò che maggiormente sconcerta e ripugna è l’omertà, l’occultamento delle prove, i depistaggi, le omissioni, le coperture da parte di coloro che dovrebbero dare risposte. E l’oblio di gran parte dei media che ignorano queste agghiaccianti vicende mentre ci descrivono a suon di plastici i particolari più truci e morbosi dei delitti privati. I tanti Cogne, Garlasco, Scazzi, Meredith…

Domani il Fatto Quotidiano distribuisce in allegato con il giornale il dvd 148 Stefano, mostri dell’inerzia il documentario di Maurizio Cartolano su Stefano Cucchi, morto a 31 anni nel letto di un ospedale di Medicina… Protetta. Articolo21 insieme ad Amnesty International ha patrocinato l’iniziativa nella convinzione che raccontare la storia di Stefano e dei tanti giovani morti in circostanze analoghe sia un obbligo morale.

“Che sia fatta luce su quello che è successo” gridano nel silenzio Ilaria, Patrizia, Lucia… madri e sorelle che non lottano per ottenere risarcimenti ma perchè “non si verifichino più casi come questi”.

9 euro e 90 centesimi non è il costo di un dvd, ma è un piccolo contributo alla ricerca di verità e giustizia.

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