Quante volte durante una stagione capita di vedere giocare il Real Madrid sotto la luce naturale? Pochissime. Di norma le gare di campionato delle merengues e quelle del Barcellona vengono disputate in notturna, il sabato o la domenica. Così vogliono le tv spagnole che, quando possono, fissano addirittura le gare dei due club in chiusura della giornata: una alle 20, l’altra alle 22. Sicché si può intuire quale snaturamento si sia avuto domenica scorsa, quando alla squadra di José Mourinho è toccato scendere in campo a mezzogiorno per affrontare l’Osasuna Pamplona. Specie per i tifosi, sia quelli presenti al Santiago Bernabeu che quelli sistemati davanti ai teleschermi, lo spiazzamento deve essere stato fortissimo.

Alla fine però il risultato è stato formidabile. E non mi riferisco al 7-1 rifilato dai madridisti all’Osasuna, quanto agli indici d’ascolto fatti registrare dalla partita sui mercati televisivi asiatici, il vero obiettivo di un orario così fuori norma per una gara del Real. Come riferisce il sito web del quotidiano portoghese Publico, soltanto in Cina i telespettatori sono stati 60 milioni. Cifre impressionanti, che purtroppo da qui in avanti detteranno legge sulle abitudini dei tifosi spagnoli. Soprattutto di quelli del Real e del Barça, che sempre più spesso dovranno rassegnarsi a orari da brunch per le gare delle loro squadre. Perché è ovvio che certi indici d’ascolto siano alla portata soltanto se a scendere in campo sono i club di maggiore impatto mediatico.

Molto probabile che ciò abbia conseguenze anche sul calendario del campionato italiano. Nel quale raramente i club maggiori vengono chiamati a giocare il match domenicale delle 12.30. Più facile che a quell’ora venga mandato in onda un Siena-Chievo, con quali indici d’ascolto sul mercato asiatico è facile immaginare. Se la Liga schiera le big, la Serie A sarà costretta a fare altrettanto per non giocarsi definitivamente un mercato fondamentale. Naturalmente del giudizio dei tifosi italiani frega niente a nessuno. Conta solo che sottoscrivano l’abbonamento alla pay-tv e la tessera del tifoso.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Rinviata Napoli-Juve, ma c’era il sole
E scoppia la polemica su stampa e tv

prev
Articolo Successivo

I presidenti di Serie A vogliono limitare
il potere dei giocatori (per legge)

next