Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, sceglie la convention dei “rottamatori” a Firenze per annunciare la sua possibile candidatura alle primarie del Pd: “Se nessun programma mi convincesse, potrei anche io decidere di aggiungermi”, ha detto ai giornalisti dopo aver preso la parola sul palco. “Credo di essere fra i non moltissimi del centrosinistra ad avere un’esperienza positiva di governo, e sono pronto a metterla a disposizione”, aveva affermato nell’intervento.

Una convention movimentata. Tutti vogliono rottamare qualcuno, dentro e fuori dalla ex stazione Leopolda di Firenze, location del “Big Bang” di Matteo Renzi. Amministratori locali e cittadini mettono in scena grandi discussioni sulla politica (“se io fossi presidente del Consiglio”) e si alternano in interventi sui massimi sistemi per togliere di mezzo “i dinosauri del Pd”. Fuori dai cancelli, dalle 9 di mattina, più di trecento persone protestano contro “il sindaco che la destra ci invidia”. Tanti i fiorentini, pronti a rottamare Renzi, che hanno risposto al tam tam su Internet per il “Big Bluff”, contromanifestazione alla quale hanno aderito i lavoratori del Maggio musicale fiorentino, quelli dell’azienda di trasporti Ataf, i comitati No Tav, quelli contro la privatizzazione degli asili nido, i precari del Comune di Firenze, i comitati dei disabili e per l’acqua pubblica, una fetta di partiti (Sel, Fds e liste civiche), consiglieri comunali e di quartiere. Tutti armati di cartelli e parole per “testimoniare il fallimento delle sue politiche di governo del territorio”. E’ quanto afferma Ornella de Zordo, capogruppo in Palazzo Vecchio di “per Un’altra città”, a cui fa eco Tommaso Grassi, il baby consigliere (eletto ad appena 23 anni). “Rompe con gli alleati, lacera il Pd e imbarca gli Scilipoti del Pdl disposti a venire alla sua corte. Questo è Renzi, il politico a favore del nucleare, di Marchionne e della Gelmini, contro l’acqua pubblica e i lavoratori” dice Grassi. “Candidiamo Matteo Renzi a sindaco di Collodi” gridano i comitati No Tav e quelli per l’acqua pubblica mentre all’interno Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua spa, fa il suo intervento.

E il padrone di casa? Renzi diverte, dirige, partecipa, stringe mani senza sosta, parla con tutti. Tocca le corde dell’emotività dei presenti, proponendo spezzoni di film come “21 grammi”. Si dimostra un comunicatore d’eccezione, uno stratega del messaggio politico trasmesso in modo incisivo, spesso con un particolare taglio personalistico, per molti in pieno stile berlusconiano. Qualcuno lo dice a chiare lettere che gli somiglia. “E’ il Berlusconi del Pd” rumoreggia un fiorentino. Dopotutto i segnali sono molti. C’è la finta libreria riprodotta sulla schermata che fa da sfondo alla postazione che ospita gli interventi, e che ricorda molto quella della discesa in campo di Berlusconi. C’è la comunicatività tra la gente, ben rappresentata dal modo di girare tra i tavoli allestiti per il buffet, e c’è Renzi che non perde occasione per fare pubbliche relazioni e concedere foto. Sempre mantenendo il sorriso stampato sul volto, mai rigato dalla stanchezza. A contribuire alla sua “immagine”, poi, ci sono le iniziative collaterali: il servizio di babysitting, gli stand pieni di penne, t-shirt e gadget con il logo dell’evento. E il campetto da basket e quello da calcetto, allestiti davanti alla Leopolda, che hanno rappresentato un segnale di accoglienza perfetto – volontario o meno – per Billy Costacurta, il difensore del Milan che a sorpresa ha fatto tappa a Firenze per la kermesse renziana.

Dal palco all’ingresso ci sono poche centinaia di metri ma sembrano chilometri. Nessuno accenna alle proteste. Eccetto Pippo Civati che alle 11 in punto fa il suo ingresso alla Leopolda, dopo aver contribuito con una donazione di 20 euro per finanziare l’iniziativa. Aspetta il suo turno, si registra all’accettazione, resta defilato e prende posto in fondo alla sala. Ma la gente lo nota e il consigliere regionale della Lombardia non riesce a restare nell’ombra. “C’è anche lei” dice una cittadina. “E’ un segnale che dovevo dare, dovevo esserci” spiega Civati. “Avevo chiamato Renzi: sapeva che sarei venuto e devo dire che non avevo dubbi. Ho sempre pensato di venire anche se non l’avevo detto a nessuno, nemmeno alla mia fidanzata”. Si sente ancora a casa alla Leopolda? “Certo, questa è casa mia. E’ un’altra casa quella che ci ha divisi e non era né casa mia né di Matteo”. Segnali politici a parte, Civati è arrivato a Firenze per lanciare un messaggio chiaro. “Dobbiamo rottamare la classe dirigente – dice – e quando si parla di ricambio generazionale bisogna fare attenzione perché non è una questiona anagrafica ma di approccio emotivo, di spinta di ideali”.

Non è una questione anagrafica se uno dei protagonisti della convention è il sessantaduenne Chiamparino: “La dirigenza del Pd ascolti Renzi”, proceda a “primarie aperte”, anche per “uscire dalle logiche palazzo”. L’ex sindaco di Torino, prima di ufficializzare la sua intenzione a candidarsi, ha invitato a “far capire meglio cosa vogliamo per l’Italia, perché se no rischiamo di non riuscire a convincere a sufficienza i delusi da Berlusconi e dal governo di centrodestra”. La strada indicata dall’ex sindaco di Torino “è quella di far capire che l’equità può essere il motore di una crescita sostenibile a livello europeo. Se fossi tra i leader del Pd, ogni volta che avessi l’occasione di parlare direi: si deve andare a votare per cambiare questa situazione, ma non si può con questa legge elettorale”.

Alla convention fiorentina è arrivato anche Arturo Parisi, uno dei fondatori dell’Ulivo prodiano, anche lui come Chiamparino ben al di fuori del target generazionale di rottamatori. “E’ meglio rischiare di sbagliare da soli per avere ragione tutti”, proclama sul palco, e a queste parole Renzi abbassa la testa e accenna un sorriso. L’ex ministro ha colto nel segno. “Renzi ha il coraggio di sognare e ora sono qui per incoraggiarlo a mettere il suo sogno a disposizione di tutti” dice. Il rottamatore tace, incassa l’appoggio del promotore del referendum anti Porcellum e si prende gli applausi delle oltre mille persone presenti all’ex stazione Leopolda. Il suo pensiero, nonostante qualche prudenza iniziale, esce fuori in modo chiaro: è pronto a dare un sostegno al sindaco se decidesse di candidarsi alle primarie. “Ci racconti il suo sogno, la proposta che avrebbe” aggiunge Parisi che ammira “il suo coraggio di andare avanti caricandosi della responsabilità di un sogno”. Certo, per candidarsi “non basta alzare la mano” e Renzi deve “presentare proposte”. Ma la base sembra esserci tutta. “Qui c’è vitalità, è una generazione che avanza, dobbiamo sentire e valutare le proposte con il contraddittorio”. E comunque, spiega a margine dell’intervento, “oggi abbiamo questo gesto coraggioso, e non possiamo dimenticarlo che altri lo considerano sfrontato”. Lo statuto del Pd che per le primarie di coalizione impone la candidatura del segretario dove lo mettiamo? “Gli statuti – risponde Parisi – sono fatti per essere trasgrediti e cambiati”. Al termine dell’intervento del “padre” dell’Ulivo è stato mostrato un video riassuntivo dei contributi della prima serata. Il più applaudito in assoluto è stato quello dello scrittore Alessandro Baricco, che ha concluso con una stoccata alla sinistra, definita “quanto di più conservatore” ci sia in Italia. “Abbiamo allestito un sistema di privilegi in una zona scura del Paese –ha sottolineato Baricco – tenuta assieme dal servilismo. Ai deboli dobbiamo concedere un sistema dinamico” e serve “più mobilità sociale”.

Intanto arrivano le reazioni politiche a distanza di chi alla Leopolda non c’è: “Renzi sei il vecchio”, afferma il leader di Sel Nichi Vendola dai microfoni di Radio 24. “Considero Renzi una persona molto interessante, molto simpatica, con una cultura politica essenzialmente di destra”. E dunque “incapace di porre il tema della fuoriuscita dal disastro che il liberismo, in un trentennio, ha compiuto nel mondo intero e quindi mi sento molto antagonista delle ragioni di Renzi”. Vendola rimarca invece “una sensibilità comune a quella di Pierluigi Bersani nella ricerca di quella giustizia sociale che deve essere il cuore di una politica di alternativa”. Stoccata finale: “Renzi è molto più giovane di me e di Bersani ma è molto più vecchio culturalmente e politicamente di me e di Bersani. Renzi è vecchio quanto è vecchia la rivoluzione liberista nel mondo”.

Aggiornato dalla redazione web alle 15,10

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