Rigurgiti fascisti a viso aperto nel cuore dell’Emilia Romagna. A Modena, città medaglia d’oro della resistenza, Fiamma Tricolore-Movimento sociale organizza venerdì 28 ottobre un convegno per commemorare persino la marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

L’intento descritto da Stefano Garzya, 19enne commissario provinciale di FT, è di portare alla luce “le dimenticate opere sociali del fascismo e i crimini partigiani nascosti”. Le proteste dei partiti di sinistra, in testa Rifondazione comunista che invita in piazza tutti gli antifascisti, sono condivise dalle istituzioni locali.

Il sindaco di Modena, Giorgio Pighi, sottolinea che “creare tensioni e disordini, vilipendere le istituzioni e fare apologia di fascismo sono fatti che rientrano nell’ambito della sicurezza pubblica, dunque il Questore saprà intervenire nel migliore dei modi. In Italia – prosegue Pighi – la destra si è da tempo allontanata da atteggiamenti scomposti, da improbabili celebrazioni dei fasti del ventennio e dagli insulti rivolti a coloro che combattendo il nazifascismo hanno consentito la nascita della Repubblica, ma esiste una minoranza che non ama fare i conti con la storia e vive di nostalgie che suscitano dolorose memorie. E’ dunque bene assumere atteggiamenti fermi e non accettare provocazioni che possono sfociare in fatti violenti”.

La scelta di commemorare il colpo di stato fascista a Modena, e non più soltanto nella Predappio di Mussolini o nei feudi dei nostalgici, è però il sintomo di un mutamento della situazione. Secondo fonti investigative qualificate, anche in Emilia si è esteso il raggio d’azione di gruppi autonomi di estrema destra in contatto con camerati più organizzati di regioni limifrofe, in particolare del Veneto.

Anche se gli episodi sotto la lente della magistratura sono scollegati, risultano in crescita le aggressioni notturne, le frasi razziste sul web, i propositi bellicosi ai danni del nemico di sempre: il diverso. L’inchiesta milanese condotta dal procuratore aggiunto Armando Spataro sulla violazione della legge Mancino ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio di Stefano Gherardi, simpatizzante leghista sassolese che online invitava a bruciare islamici e comunisti.

Il Pm di Modena Enrico Stefani, ricevuto il fascicolo per competenza, ha chiesto di processarlo per propaganda razzista, reato che vanta pochissimi precedenti. Tra questi il sindaco di Verona Flavio Tosi, condannato a due mesi per frasi xenofobe contro le popolazioni rom e finito di recente – per la sua vicinanza all’estrema destra – nel mirino di un Umberto Bossi vecchio stampo, quello cioè che invitava a ‘stanare i fascisti casa per casa’.

“Nello specifico Gherardi – si legge nel capo d’imputazione – inseriva o consentiva che fossero inseriti sul blog messaggi come bisognerebbe riaprirla (la moschea, n.d.r.) per un giorno e poi quando ci sono dentro tutti magari anche i loro amici di Rifondazione e dell’Italia dei Valori chiudere bene le porte e i catenacci e cominciare a fare fuoco”.

La realtà descritta è quella di Sassuolo, capitale della ceramica laboriosa e inclusiva, ex roccaforte rossa passata due anni fa nelle mani di un centrodestra a forte connotazione leghista. La Procura di Modena sta cercando di far luce anche su alcune violenze avvenute nottetempo al parco Ducale, immensa area verde dietro il palazzo storico sassolese.

L’unico ad aver presentato querela per lesioni è Mirco Zanni, aggredito una sera di luglio da alcuni sconosciuti che l’hanno preso a pugni. Poco tempo dopo un ragazzo pugliese ha raccontato di essere stato seguito nel parcheggio da un gruppo che indossava magliette ‘White power’, forse ultras del Sassuolo. Motivo? La spilla con la svastica sbarrata sulla giacca, subito strappata ed esibita sul berretto del capobanda come un trofeo, assieme ad altri ‘scalpi’.

Enrico Sighinolfi (Pd) critica il Temple bar, locale estraneo alle violenze affidato dalla controllata comunale Sgp ad un gruppo di associazioni capitanate da Aikido e circolo Rometta 81: “E’ il ritrovo di elementi discutibili di estrema destra – spiega – in cui si svolgono iniziative di matrice culturale neofascista come quelle dell’associazione culturale Zang tumb tumb (dall’opera del futurista Tommaso Marinetti, n.d.r.)”.

Per il vicesindaco leghista di Sassuolo Gian Francesco Menani invece è tutto regolare: “Non risultano presenze legate all’estrema destra e le violenze sono due casi isolati non qualificabili come rissa”. L’associazione Ztt ha assicurato di avere “come obiettivo quello di scuotere dal torpore e dall’indifferenza i cittadini”, anche se lo scorso gennaio organizzò il concerto della band padovana di ispirazione neofascista “La compagnia dell’anello”, previsto all’auditorium comunale intitolato a Pierangelo Bertoli. Solo l’indignazione della famiglia del cantautore indusse a ripiegare nella locale discoteca Area.

Neppure un mese dopo, alla vigilia della Giornata della Memoria, i consiglieri provinciali della Lega Nord lanciarono una proposta choc: affiancare alla stele dell’Olocausto nel parco della Resistenza di Modena, per due volte distrutta da ignoti, una lapide in memoria di tutti i caduti della ‘guerra civile del 1943-45’, dunque repubblichini e nazisti compresi.

Sviste o scientifici sdoganamenti? A Sassuolo, va sottolineato, il sindaco Luca Caselli (Pdl, area ex An) non ha stretto accordi con gli estremisti per strappare il Comune a Graziano Pattuzzi del Pd: centoquaranta voti in più di un centrosinistra in crisi d’identità, che inseguendo la destra sul refrain della sicurezza aveva inaugurato la stagione bipartisan degli sgomberi (la nuova Giunta, oltre a non concedere la moschea ai 4mila islamici residenti, ha sfrattato il centro sociale Fassbinder) chiudendo il palazzo del ‘degrado’ di via Circonvallazione.

A Pavullo, invece, la candidata sconfitta del Pdl Fiorella Bernardoni non ha esitato a imbarcare Fiamma Tricolore, che vanta numerosi iscritti sull’Appennino. La scorsa primavera il segretario nazionale di Fiamma Tricolore Luca Romagnoli inaugurò la sede di Pavullo per intitolarla a Bruno Rivaroli, segretario del partito fascista nel Ventennio e poi comandante della brigata nera locale alleata dei nazisti.

Anche allora l’organizzatore fu Stefano Garzya, il commissario provinciale che sta preparando il convegno del 28 ottobre per ricordare, a Modena, la marcia su Roma. Le preoccupazioni, espresse anche dalle istituzioni locali, riportano all’incontro del leader di Forza Nuova Roberto Fiore lo scorso mese all’hotel Michelangelo di Sassuolo. Gli scontri tra gruppi autonomi di sinistra e partecipanti alla serata non hanno avuto conseguenze grazie all’imponente cordone di polizia.

All’interno dell’albergo, dal pulpito di una condanna per banda armata e associazione sovversiva e di una latitanza a Londra terminata con la prescrizione di 11 anni fa, Fiore ha tenuto una conferenza su legalità e anticomunismo: “La presenza dei Carc (acronimo di Comitato per l’appoggio della Resistenza per il Comunismo, ndr) – ha detto – è segno di quanto queste persone siano rimaste indietro di almeno 50 anni. La culla del comunismo, la Russia, si è prepotentemente ribellata a quelle idee e oggi è su posizioni che potremmo definire nostre: sociale, nazionale e cristiana“.

Il presidio formato da partiti di sinistra, sindacati e cittadini è rimasto fuori a contestare. Tranne Alessandra Coliva del Popolo Viola, che sfuggita al controllo degli agenti è riuscita a interrompere il comizio: “La carta costituzionale parla di apologia del fascismo – ha ricordato la ragazza con tutto il fiato che aveva in gola – voi qui non potete parlare di camerati”.

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