Nulla da fare. Anna Maria Franzoni non potrà usufruire di permessi per lasciare il carcere e incontrarsi con il marito Stefano Lorenzi e i due figli. La donna – condannata in via definitiva a 16 anni di carcere (in primo grado, dopo il rito abbreviato, la pena era stata di 30 anni) per l’omicidio del secondo dei suoi bambini, Samuele, 3 anni, ucciso nei pressi di Cogne, a Montroz, il 30 gennaio 2002 – aveva inoltrato l’estate scorsa richiesta per poter lasciare il penitenziario bolognese della Dozza. Il tribunale di sorveglianza, però, aveva rigettato l’istanza contro il quale la detenuta, nata a San Benedetto Val di Sambro nel 1971, aveva fatto ricorso.

Secondo i suoi legali, gli avvocati Paola Savio e Lorenzo Imperato, infatti, ci sarebbe stato margine di discussione sulla percentuale di pena già scontata dalla donna, la cui sentenza definitiva risale al 21 maggio 2008, quando per lei si aprirono le porte del carcere. Dei 16 anni inflitti, 3 risultano ridotti dall’indulto dell’estate 2006, valido per i reati commessi prima del 2 maggio di quell’anno, e poi ci sarebbe lo “sconto” di 45 giorni ogni sei mesi per quella che un tempo si chiamava buona condotta. Dunque, pur essendo trascorsi circa 3 anni e mezzo da che Anna Maria Franzoni si trova rinchiusa, ci sarebbero stati già i margini per richiedere qualche beneficio concesso dalla legge. E già di un permesso aveva usufruito. Era la fine di agosto 2010 e le era stato consentito, come previsto dalle norme, di partecipare ai funerali del suocero.

Di parere opposto i magistrati di sorveglianza, secondo i quali il periodo trascorso dietro le sbarre dovrebbe corrispondere almeno al 50% della pena effettiva. Ma prima di pronunciarsi sul ricorso, il giudice Francesco Maisto aveva chiesto tempo per verificare accuratamente gli atti processuali e quelli che in seguito sono andati a nutrire il fascicolo Franzoni. Nel quale c’è anche l’esito della perizia psichiatrica chiesta nel 2009 dalla donna stessa e che ha evidenziato un pericolo di reiterazione del reato, nel caso avesse a che fare con gli altri due figli.

Ripercorrendo la storia di Anna Maria Franzoni, l’iter giudiziario che l’ha vista al centro è durato tra indagini e tre gradi di processo dal 2002 al 2008. Sulla decisione finale del tribunale di sorveglianza di Bologna, comunque, non sembra aver influito la vicenda che ha a che fare con l’accusa di calunnia sporta da Ulisse Guichardaz, un uomo che abitava poco lontano dalla villetta di Cogne dove si è consumato il delitto e indicato da Franzoni e dal marito Stefano Lorenzi come la persona da indagare per scoprire l’assassino del bambino. All’iniziale accusa di calunnia contro la donna, rinviata a giudizio dalla procura di Torino all’inizio del 2009, si era aggiunta anche quella di frode processuale e in primo grado è arrivata la condanna pronunciata dal tribunale del capoluogo piemontese lo scorso 19 aprile. Un anno e 4 mesi il verdetto. Ma per questa vicenda occorre attendere che l’iter raggiunga la sentenza definitiva.

In ultimo una nota sul periodo di detenzione alla Dozza di Anna Maria Franzoni. Per un periodo la donna è stata in cella con la celebre teleimbonitrice Wanna Marchi, condannata il 4 marzo 2009 in via definitiva a 9 anni e 6 mesi anni di carcere per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e associazione per delinquere. La vicenda si riferisce all’attività della Ascié Srl, che “vendeva” attraverso il piccolo schermo numeri del lotto e pozioni magiche e “convinceva” i clienti a suon di minacce e intimidazioni. Marchi dallo scorso 7 ottobre è in regime di semilibertà e lavora in bar di Milano di proprietà del fidanzato della figlia, Stefania Nobili, da un anno ai domiciliari per la stessa vicenda.

(a.b.)

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