Il merito questa volta è tutto di Mariastella Gelmini. Lei che, in diretta a Ballarò, nel suo impeccabile look da istitutrice, ha rispolverato la vicenda di Lady Bossi, baby pensionata, ma foraggiata anche dalla Bosina (Libera scuola dei popoli padani) di Varese di cui Manuela Marrone in Bossi è fondatrice e che ha ricevuto ben 800 mila euro di fondi pubblici “italiani”, non soldi padani.

Ricapitolando: Gianfranco Fini, sulle pensioni, interviene tra l’altro ricordando come nel 1992 la seconda moglie del Senatur andò in pensione a soli 39 anni. Ma ecco che il ministro dell’Istruzione (la stessa del tunnel dei neutrini) prende subito la parola e assicura: “Non è vero, sono andata alla Bosina poco tempo fa e ancora insegnava”. Forse neppure si è resa conto la ministra che per sostenere l’alleato Bossi (non l’ormai nemico Fini) bene avrebbe fatto a tacere. Già perché in questo modo ha rispolverato la recente storia del polo scolastico parificato in quel di Varese – elementari, medie e liceo linguistico – che si presenta come “la scuola del territorio”.

La scuola è parificata e vi insegna per l’appunto (lo certifica la stessa Gelmini) la pensionata dallo Stato e lavoratrice per il privato d’ispirazione leghista (Manuela Marrone in Bossi), socia della cooperativa che gestisce la struttura. Ma siccome quello che conta sono i fatti, la suddetta scuola nel 2008 è stata inserita dalla Commissione Bilancio del Senato – a guida leghista – nel Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio. Si tratta di una lunga lista di associazioni culturali, case di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università e scuole. Essere nell’elenco, per la Bosina, significa beneficare di finanziamento pubblico. Dunque grazie davvero al ministro Gelmini per averci ricordato come i leghisti oltre alle sorgenti del Po attingano anche e volentieri a quelle di Roma “ladrona”.

Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2011

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