In questa crisi – finanziaria, economica, politica e morale – ci siamo tutti con diversi gradi di responsabilità, ma mentre le grandi scelte per uscirne non dipendono da noi, comuni cittadini, se non molto indirettamente attraverso la qualità del consenso elettorale, alcune ricette semplici per uscita dalla crisi sono sicuramente alla portata di molti.

Con un po’ di senso di responsabilità sociale, cittadini che godano di un minimo di libertà intellettuale ed economica potrebbero dar vita a una piccola strategia di uscita dalla crisi economica e occupazionale, promuovendo fattivamente un’alleanza tra le generazioni per creare imprese coerenti con una sostenibile visione di sviluppo.

Ad affermati professionisti, imprenditori, dirigenti, ecc., dai quaranta a salire, proporrei tre cose concrete:

  1. Hai un’idea d’impresa che non hai alcuna intenzione di mettere in pratica? Regalala a dei ragazzi che volessero farla propria! (Spiegando come si potrebbe metterla in pratica)
  2. Fai l’avvocato, il notaio, in consulente del lavoro, il commercialista, il dirigente bancario, ecc.? Regala qualche ora di consulenza professionale gratuita a dei nuovi imprenditori!
  3. Mettiamo poi assieme ciascuno qualche centinaia di euro in un conto presso una banca specializzata nel microcredito che la utilizzi, con un moltiplicatore della banca stessa, per garantire e finanziare queste nuove imprese.

Penso in particolare ai club service (Rotary, Lions, ecc. che si chiamano così perchè si propongono di essere utili, di servire la società) o agli stessi ordini professionali che dovrebbero avere un proprio interesse lungimirante a coltivare, attraverso imprese nuove, futuri clienti e committenti, o agli incubatori universitari di imprese, se non alle stesse associazioni degli imprenditori.

Ciascuna di queste aggregazioni sociali potrebbe far propria questa strategia attraverso un proprio comitato tecnico che selezioni idee d’impresa e funga da punto d’incontro tra imprenditori junior e senior.

Parlo, come è giusto fare, per esperienza concreta. Tre anni fa scrissi su un blog locale un post sul fatto che i disoccupati avevano una grande risorsa, il tempo, il cui scambio, verso coloro che potevano trovare utile delegare determinate mansioni a persona affidabile e professionale, poteva dar luogo a una impresa. Fui contattato da un ragazzo con un ottimo curriculum universitario che si diceva interessato a mettere in pratica questa idea e assieme abbiamo dato vita a una cooperativa di lavoro che ha avuto un certo successo, facendosi apprezzare da una nota multinazionale svedese, pur partendo da un’idea semplice.

Fu allora che compresi di aver dato luogo a una forma di imprenditoria 2.0, visto che internet era stato il mezzo per conoscerci, condividere dei progetti e metterci in società. Un’esperienza civilmente molto ripagante (nonostante la burocrazia).

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