“Questa è la nuova ecomafia quella che lucra sulle bonifiche. Parliamo di un giro d’affari da milioni di euro”. Con queste parole un investigatore commenta un nuovo capitolo della gomorra infinita che ormai non coinvolge più solo le discariche, ma anche le operazioni di bonifica.

Come emerge dall’ultima operazione eseguita dall’antimafia di Napoli e dal racconto di un pentito del clan dei casalesi, una parte degli scarti della bonifica di Bagnoli, l’area dell’ex Italsider, sarebbero finiti nei terreni del casertano. Un’operazione che ha coinvolto anche le cosche di Casal di Principe.

Alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia dovranno seguire analisi e riscontri, ma un dato è certo: le indagini gettano un’ombra sinistra sulla correttezza delle operazioni di bonifica realizzate a Bagnoli. Non un’area qualsiasi, perché è quella che dovrà ospitare l’America’s Cup.

Nel frattempo il pm Giovanni Conzo con l’aggiunto Federico Cafiero De Raho, hanno chiesto e ottenuto il sequestro preventivo di tre siti dove sarebbero interrati migliaia di rifiuti tossici, speciali e nocivi. L’operazione, eseguita dalla squadra mobile di Caserta diretta da Angelo Morabito e dal comando provinciale del corpo forestale di Napoli guidato da Sergio Costa, ha dato seguito alle dichiarazioni di un pentito del clan dei casalesi, l’imprenditore Tammaro Diana, arrestato lo scorso novembre e ritenuto organico alla famiglia Bidognetti.

Tra i siti sequestrati il primo ad essere perimetrato è quello nei pressi del polo nautico di Villa Literno, dove sarebbero stati interrati ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e nocivi, provenienti anche dalle opere di bonifica dell’Italsider di Bagnoli. Una bonifica che sarebbe avvenuta, per la parte delle scorie di fonderia da smaltire, risparmiando sui costi, ma soprattutto con l’intermediazione dei casalesi.

Quando sono arrivati gli uomini della mobile e della forestale a Villa Literno hanno trovato una distesa di inerti, pari a 40 mila metri cubi, una superficie grande come due campi di calcio. Lungo la strada è stato anche fermato un camion che stava per scaricare nuovi scarti di lavorazione edile. Gli altri due siti sono stati sequestrati a Castelvolturno, ma il perito nominato dalla procura e i tecnici dell’Arpac ( l’Agenzia regionale per la protezione ambiente) inizieranno le analisi e il carotaggio dall’area sigillata.

Le dichiarazioni di Diana vengono riscontrate con una serie di indagini parallele, ma il pentito viene ritenuto attendibile. L’imprenditore era contitolare di un importante centro commerciale nel casertano, sequestrato nei mesi scorsi. Nei tre siti sarebbe stato smaltito anche amianto triturato e polverizzato. La procura ha aperto un’inchiesta per il reato di traffico illecito di rifiuti, esercizio non autorizzato di trasporto e smaltimento di rifiuti.

Il sequestro preventivo è finalizzato ad accertare la presenza del pattume tossico, prima di individuare la rete di protagonisti della nuova ecomafia.

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