Il senatore del Pdl Carlo Vizzini

“Ti cercavo perché sono un po’ nei guai, mi sono pure dovuto operare … purtroppo tocco sempre per ora male, capisci, per ora sono il contrario di Re Mida, quello che tocco io diventa merda”. E poi ancora  “ma se io ti aspetto da sabato … dai Gianni … va bene fai quello che devi fare … e poi mi fai sapere”. Quindi l’insana proposta: “dico, non è che io debbo predisporre il mio suicidio!”. La voce nervosa, via via più insistente, che si descrive come un “il contrario di Re Mida” è quella di Carlo Vizzini, senatore palermitano del Pdl.

L’interlocutore a cui il senatore rivolge le sue richieste è sempre lo stesso: Gianni Lapis, affermato tributarista palermitano e amministratore della Gas spa, società di fornitura energetica riconducibile a se stesso, a Massimo Ciancimino e in precedenza a al padre di quest’ultimo, l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Sono telefonate insistenti quelle che Vizzini fa a Lapis e alla base delle quali ci sarebbero “comunicazioni sulle operazioni finanziarie del Gruppo Gas da cui ricavare la provvista per dazioni di somme di danaro da Lapis a Vizzini”. Diciotto chiamate in totale tra il 7 luglio e il 28 ottobre 2003 che però “come di incanto, subito dopo il 18 gennaio 2004 (data in cui verosimilmente riesce ad ottenere una prima tranche di denaro) spariscono completamente”.

A scriverlo è il gip di Palermo Piergiorgio Morosini che oggi ha trasmesso al Senato gli atti di tutte le 40 intercettazioni che coinvolgono l’ex segretario del Partito Socialdemocratico. Il giudice palermitano venerdì scorso aveva già invitato alla Camera gli atti delle telefonate che coinvolgono il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano. Adesso è il turno degli atti riguardanti Vizzini, che con Romano e Salvatore Cuffaro è indagato per corruzione. Le quaranta telefonate che coinvolgono il senatore del Pdl sono state intercettate tra il 2003 e il 2004, e inserite nell’inchiesta sul cosiddetto “gruppo Gas” dai sostituti procuratori della Dda di Palermo Nino Di Matteo, Paolo Guido e Sergio Demontis che indagano sugli episodi di corruzione dei politici nella gestione del “gruppo Gas”.

Secondo Morosini, dalle telefonate di Vizzini si rileva “da un lato la percezione di somme di danaro contante che il senatore Vizzini avrebbe, in più occasioni ricevuto da Gianni Lapis, dall’altro uno stabile rapporto di messa a disposizione delle funzioni pubbliche esercitate dal senatore Vizzini in favore degli interessi della società riconducibili tra gli altri al predetto Lapis”. La mattina del 6 aprile 2004, per esempio, Gianni Lapis chiama Vizzini, spiegandogli che dovrà recarsi in Giappone per affari, chiedendo quindi al senatore agevolazioni per ottenere in tempi rapidi l’accreditamento presso l’ambasciata italiana a Tokio ed avere così a propria disposizione un addetto commerciale e alcuni interpreti.

Vizzini si mette a disposizione invitando addirittura Lapis a mandargli una memoria sulla questione (“dovresti farmi una memoria” “così io faccio prendere contatto attraverso il ministero con l’ambasciatore”). Già la mattina seguente Lapis chiama poi la segretaria di Vizzini, Francesca Li Vigni, per sincerarsi sullo stato delle cose. “La donna – scrive sempre Morosini – lo tranquillizza dicendo di aver già inviato un fax direttamente alla segreteria del ministro Frattini i cui funzionari si erano già attivati e che eventualmente Vizzini avrebbe parlato personalmente con il capo segreteria (… “io ho mandato un fax alla segreteria del ministro Frattini, che aspettavano che arrivasse il capo segreteria per farlo siglare e passarlo al funzionario con cui hanno già parlato … il senatore m’ha detto che eventualmente parla con lui con il capo segreteria direttamente …”). La vicenda si evolve in tempi record. Infatti appena 6 giorni dopo la richiesta di Lapis, Vizzini chiama il tributarista raccontandogli che per la vicenda del viaggio in Giappone si stava spendendo in prima persona (“Comunque da domani mattina, noi continueremo a … a chiamare il Ministero … perché questo è un contatto diretto con l’Ambasciata che ho fatto io”).

I contatti tra Lapis e Vizzini sono continui. E coinvolgono anche altre amicizie di Lapis. Il 31 luglio del 2004 il tributarista palermitano chiama il senatore chiedendogli d’intercedere con Enrico La Loggia, all’epoca ministro di Silvio Berlusconi per gli Affari regionali. Per aiutare Antonina Bertolino, proprietaria dell’omonima distilleria di Partinico. La donna infatti aveva appena chiamato Lapis manifestandogli la sua preoccupazione per un’iniziativa da parte dell’allora assessore all’Energia della Provincia di Palermo Salvatore Glorioso, che avrebbe messo a rischio l’attività finanziaria della sua azienda. Glorioso, secondo la Bertolino, è uomo vicino a La Loggia. Lapis rassicura subito la Bertolino che si muoverà, facendo parlare il loro “amico comune” direttamente con La Loggia (“Io vedo di parlare subito col mio amico che lei sa chi è e gli dico se può intervenire immediatamente con Enrico). “L’amico comune”, secondo l’accusa, è Carlo Vizzini. Che però non è in buoni rapporti con La Loggia, che arriva a definire addirittura come “un pezzo di merda”. Dopo qualche insistenza però Vizzini si mette a disposizione per risolvere la faccenda. (“Lunedì casomai te… te lo faccio cercare con la batteria, faccio dire che tu lo cerchi, lo… lo avviso al ministero, cioè il contatto te lo creo”).

Poi ci sono le richieste fatte da Lapis a Vizzini per ottenere un’autorizzazione al volo per seguire una manifestazione internazionale di windsurf in svolgimento nel golfo di Mondello a Palermo, ospitando una troupe televisiva della Rai a bordo degli elicotteri della loro società Air Panarea, società di elicotteri riconducibile a Massimo Ciancimino. Vizzini cerca d’intervenire sul dottor Marino, prefetto di Palermo, che avrebbe cercato di ottenere in giornata l’autorizzazione dal questore di Palermo (“Ho parlato col Prefetto ……” dice “comunque ora io parlo col questore e vediamo se possiamo rimediare”).

Secondo gli inquirenti, lo “stabile rapporto di messa a disposizione delle funzioni pubbliche di Vizzini” sarebbe stato poi ricompensato con denaro sonante elargito da parte di Lapis. Il 18 gennaio 2004 il tributarista palermitano ha appena ricevuto 1 milione e 300 mila euro da Massimo Ciancimino , prelevati due giorni prima dal conto “Mignon” presso il Credit Lyonnais. Gli investigatori sospettano che da quella somma siano state poi prelevate le tangenti destinate ai politici. La società Gas è infatti appena stata ceduta agli spagnoli di Endesa e secondo Massimo Ciancimino “circa 1.000.000 di euro erano da consegnare al Vizzini”. Una sorta di premio essendo quest’ultimo da sempre un punto di riferimento per lo stesso Lapis, ha rivelato l’avvocato Giovanna Livrieri, legale della famiglia Brancato, azionista del gruppo “Gas”.

La difesa del senatore palermitano giustifica però quella somma come parte dell’investimento effettuato nella società del gas da Vizzini anni prima. Ma Ciancimino junior, negli interrogatori con i magistrati palermitani, parla anche di una tranche di contanti per un ammontare di 250.000,00 euro fatta personalmente al Vizzini attraverso la consegna delle banconote presso l’hotel Borgognoni di Roma (con l’ordine, proveniente dal Lapis, di allontanarsi immediatamente da quel luogo per non destare sospetti). Secondo il figlio di Don Vito infatti  “il senatore Vizzini era un punto di riferimento costante per il Lapis e che quest’ultimo per svolgere più proficuamente le sue attività aveva bisogno dell’appoggio di politici, i quali attraverso i loro contatti potevano garantire una serie di favori utili ad allargare il giro d’affari”. Tra le intercettazioni che Morosini ha inviato a Palazzo Madama anche un’inquietante intercettazione in cui Ciancimino Junior parla a Lapis di presunte pressioni, nei mesi di settembre-ottobre del 2002, fatte sul collaboratore di giustizia Giuffrè Antonino affinché non riferisse le sue conoscenze sul “Gruppo Gas”, cointeressenze del senatore Vizzini in quella compagine societaria. Pressioni che venivano direttamente da suo padre Vito.

Ciancimino: “Sì perché lo voleva massacrare, poi siamo riusciti a… a farlo ragionare, mi sembrava che c’era qualcosa su di lei, mi è venuto il freddo, ho detto ‘che cosa ha fatto, ho detto”.

Lapis: “Su di me?”

Ciancimino: “Sì (inc.) non hai capito, zitto, Giuffrè per far vendere i giornali (inc.) un altro, ho detto che ha detto che poi si ricorda a suo tempo”.

Lapis: “Mi ricordo”.

Ciancimino: “Gli avevamo detto proprio no quando ci siamo andati con Vizzini a suo tempo e gli abbiamo detto proprio di non dire niente”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili

B.COME BASTA!

di Marco Travaglio 14€ Acquista
Articolo Precedente

Caso Pronzato, il botta e risposta tra Marco Travaglio e Massimo D’Alema sul Fatto

next
Articolo Successivo

Lapis conferma: “Ho dato soldi a Romano”. L’inchiesta di serviziopubblico.it sul ministro

next