Appena tre mesi di vita per le strutture di governo volute dalla Lega al Nord, che prima dovevano essere ministeri e che successivamente sono stati declassati al rango di sedi periferiche dallo stesso Carroccio. Oggi il Tribunale di Roma li ha di fatto azzerati, accogliendo un ricorso per condotta antisindacale, presentato da Sipre e Snaprecom, organizzazioni sindacali della presidenza del Consiglio. Anche se Roberto Calderoli contesta apertamente la decisione: “Il tribunale non ha il potere di annullare i decreti, non gli spetta”. E il deputato leghista Paolo Grimoldi, presidente dei giovani padani, suggerisce “di valutare la chiusura del Tribunale di Roma, più che dei ministeri di Monza perché questa è una sentenza politica”.

Ma la decisione del tribunale romano ha riacceso riflettori e polemica sugli uffici a villa Reale. L’opposizione sbeffeggia la Lega e chiede che il Carroccio paghi i danni. Per Lorenzo Cesa dell’Udc si è “finalmente messa fine alla messinscena” del partito di Bossi, mentre Anna Finocchiaro del Pd, ribadisce che l’iniziativa era una “patacca”. Dopo il “falso federalismo fatto a colpi di tagli agli enti locali, anche l’ennesimo regalo concesso alla Lega, cioè l’assurda apertura a Monza di sedi distaccate dei ministeri, si e’ rivelato per quello che era: una patacca. Una patacca anche per gli italiani, che hanno dovuto sopportarne il costo. Ed è assurdo che Calderoli si ostini in un’inutile propaganda che serve solo per sedare le beghe interne”, ha detto il presidente  dei democratici a Palazzo Madama.

Se per il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, la sentenza è “creativa e molto opinabile”, il vicepresidente del Pdl alla Camera, Barbara Saltamartini,  accoglie “con favore il pronunciamento del Tribunale di Roma” che “conferma le perplessità che avevamo sollevato insieme a numerosi colleghi del Pdl e, per questo, mi auguro calorosamente che il Governo non perseveri in questa direzione”.

In linea gli amministratori della capitale. Dal sindaco Gianni Alemanno ai presidenti di Provincia e Regione, Nicola Zingaretti e Renata Polverini, tutti plaudono all’operato dei giudici. “Non era necessaria una sentenza del Tribunale per capire come l’apertura di sedi a Monza fosse incongrua e illegittima”, ha detto il primo cittadino. “Anche questo risultato dimostra che è sbagliato e perdente tentare di mettere in discussione il ruolo di Roma Capitale che in ogni caso noi difenderemo fino in fondo”, ha aggiunto Alemanno. Per Renata Polverini, invece, “aprire uffici a Monza è stata una trovata mediatica, i ministeri continuano ad operare a Roma e così deve continuare a essere”. Zingaretti, insieme all’opposizione, si scaglia contro il governo: “E’ l’ennesima sconfitta dell’asse Lega-Pdl”.

Le sedi distaccate dei dicasteri delle Riforme, dell’Economia e della Semplificazione normativa erano state inaugurate in pompa magna il 23 luglio scorso nella Villa Reale di Monza, anche se nell’idea originaria del Carroccio avrebbero dovuto essere istituite a Milano, due, e a Napoli, una. Poi la Lega ha virato sulla capitale della Brianza, ma oggi ha dovuto ammainare la bandiera verde dei padani per alzare quella bianca, dinanzi al pronunciamento del giudice Anna Baroncini. All’origine del ricorso, accolto dal Tribunale capitolino, la denuncia dei sindacati di palazzo Chigi, secondo i quali le tre sedi periferiche erano state istituite senza un coinvolgimento delle stesse organizzazioni sindacali, e senza attivare, come previsto dalla legge, una informazione preventiva ed una concertazione, prima di procedere all’inaugurazione, l’estate scorsa.