A leggere Libero, Il Giornale, Il Foglio (e compagni) uno pensa: si sono finalmente accorti del crocifisso tra le tette della Minetti. “E’ un’offesa all’uomo”. “Un gesto blasfemo di profanazione che non ha alcun senso”. Difendono con la penna lo spirito cattolico “profanato”. Non dal premier con l’igienista dentale, però, ma dagli indignados che hanno distrutto, sabato a Roma, un crocifisso e una statua della Madonna di Lourdes. Indignazione sacrosanta: i luoghi di culto vanno rispettati (tutti) – come i simboli religiosi, di tutti – che merita però una riflessione.

L’Italia è un paese cattolico. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sorta di guerra santa portata avanti da questi governanti (Lega e Pdl) e fortemente sponsorizzata da giornali e tv di riferimento del Presidente del Consiglio (Libero, Il Gionale, Il Foglio, Panorama, Tg5, Studio Aperto, Tg4, Tg1, ecc, ecc, ecc…) per difendere il crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici. Hanno tentato di inculcarci, su una presunta e costante emergenza sicurezza e insinuando il terrore nei cittadini (a Milano e in altre città ci sono uomini dell’esercito agli angoli delle strade), che chi non prega il nostro Dio è un criminale da emarginare, potenzialmente terrorista, sicuramente sovversivo, decisamente sporco, brutto e cattivo. E oggi, alla faccia degli insegnamenti cristiani di cui pretendono di essere paladini, puntano il dito, accusano, condannano, invocano il patibolo per chi sbaglia.

Sono gli stessi del Family day, della cristianità da sbandierare in modo opportunistico: quando serve alla causa del capo di Arcore. Perché altrimenti non si spiega il motivo per cui un crocifisso in terra è “un gesto blasfemo di profanazione che non ha alcun senso” (giustissimo) mentre quando Silvio Berlusconi infila il crocifisso tra le tette di Nicole Minetti va bene. E quando il cardinal Bagnasco (che credo sia più vicino ai “piani alti” di quanto lo siano Feltri & company) si scaglia contro il governo che ha smarrito i valori cristiani, loro criticano Bagnasco e difendono il capo.

Torna alla mente una delle barzellette ideate da Roberto Benigni e poi ripresa (e rivista) da Berlusconi. Il cavaliere muore e si ritrova davanti a San Pietro che, dopo avergli dato il benvenuto e averlo ringraziato per l’opera svolta in terra, lo accompagna al cospetto di Dio. E Berlusconi prende l’iniziativa: “Piacere, sono dio”. Ecco, forse, nei giornali e nei tg del Cavaliere, regna la confusione su quale sia la figura di Dio.

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