Altro che decreto legge per lo sviluppo da approvare entro metà ottobre, come ha annunciato lui stesso ieri: la priorità per Silvio Berlusconi è approvare la legge Bavaglio, fissare dei paletti stretti alla libertà di stampa e soprattutto vietare la divulgazione delle intercettazioni. Come già anticipato ormai un mese fa, il Pdl è riuscito a blindare il testo da portare alla Camera giovedì prossimo. Un testo che riprende il ddl Mastella e ricalca la proposta di Alfano, come ha chiaramente spiegato Marco Travaglio, reintroducendo punti cardine per il Cavaliere saltati al momento del passaggio in Senato il 10 giugno del 2010. E abbandonato proprio perché considerato troppo blando. Ora la maggioranza ci riprova.

Il contenuto delle intercettazioni non potrà mai essere pubblicato fino all’udienza filtro. Anche quelle trascritte nelle ordinanze di custodia cautelare. E’ quanto prevede l’emendamento presentato dal capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia, Enrico Costa, al ddl intercettazioni. In pratica viene conservato il passaggio già previsto dalla proposta Mastella e poi inserito nel dl Alfano che vieta la pubblicazione delle trascrizione anche quando gli ascolti sono trascritti in un’ordinanza di custodia cautelare notificata alle parti. Fino alla cosiddetta udienza filtro, quando cioè pm, gip e avvocati discutono ogni singola registrazione valutandone il contenuto.

Resta inoltre il dovere di rettifica entro 48 ore per i siti informatici, ivi comprese le testate giornalistiche. La rettifica deve essere visibile per trenta giorni e deve essere pubblicata in un link inserito sulla pagina principale di tutti i blog. Sarà l’autorità per l’informatica nella Pubblica amministrazione a stabilire, metodo di accesso, caratteristiche tecniche e grafica. L’emendamento, viene spiegato, punta ad aprire un dibattito sulla questione, posta la valenza oramai assunta dai siti internet sul fronte della visibilità e della diffusione delle notizie mandate in rete e fruibili da un numero sempre maggiore di utenti.

Sul fronte blog, nei giorni scorsi si era registrata la presentazione di un altro emendamento Pdl, a firma Roberto Cassinelli. La proposta prevede l’obbligo di rettifica entro 48 dalla richiesta solo per le testate professionali e sposta a dieci giorni il termine per i blog amatoriali. E questo, a decorrere dal momento in cui il blogger “ha la conoscibilità della richiesta”. In ogni caso, non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti destinati ad un gruppo chiuso né i commenti ad altri contenuti principali, in modo da rendere impermeabili all’obbligo di rettifica i profili privati sui social network. La sanzione (da 7500 a 12500 euro) è ridotta per i siti amatoriali da 250 a 2.500 euro. Una ulteriore riduzione (da 100 a 500 euro) è applicata a chi indica un valido indirizzo di posta elettronica al quale fare pervenire le richieste di rettifica.

Insomma, la legge Bavaglio torna in aula così come era concepita. E già domani si terrà una nuova manifestazione in piazza del Pantheon dalle 17 alle 19 contro il disegno di legge sulle intercettazioni e la difesa della libertà di stampa e del diritto-dovere di cronaca. All’iniziativa indetta dal Comitato per la liberta’ e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo, aderisce anche l’Unci (Unione nazionale cronisti italiani). Massimo Donadi attacca il Pdl “distante anni-luce dalla realtà che vivono tutti i giorni gli italiani. Mentre l’Italia è attanagliata dalla crisi, la loro priorità è mettere il bavaglio alla stampa e all’informazione per coprire gli scandali e le malefatte che hanno travolto Berlusconi e la cricca. Non ci può essere nessun punto di mediazione con chi antepone gli interessi di uno a quelli dell’Italia”, ha detto il presidente del gruppo Idv alla Camera.

Il passaggio in aula è previsto per giovedì. Intanto domani la Giunta delle autorizzazioni di Montecitorio esaminerà la lettera trasmessa dal presidente del Consiglio all’organismo parlamentare presieduto da Pier Luigi Castagnetti, per chiedere che vengano considerate inutilizzabili le intercettazioni raccolte nella vicenda giudiziaria riguardante il caso Ruby. Una lettera di tre pagine per chiedere, in sostanza, che fossero dichiarate inutilizzabili le intercettazioni relative al caso Ruby. La lettera conteneva anche numerosi allegati con il testo delle intercettazioni a cui si fa riferimento. La maggior parte delle quali tra le ragazze dell’Olgettina, Nicole Minetti e altre giovani protagoniste delle feste di Arcore. Anche qui dunque il tentativo di fermare le intercettazioni. Ma ciò che sta a cuore al premier è la legge Bavaglio. Il Pdl compatto sta lavorando a limare i testi degli emendamenti.

Al momento ne è stato presentato uno solo. A titolo personale, invece, l’altro deputato berlusconiano Manlio Contento, ne ha depositati sette. Da parte del Pd ne sono arrivati 400. “Abbiamo deciso – spiega Enrico Costa – di recepire il ddl Mastella solo per quanto riguarda la possibilità di pubblicare il contenuto delle intercettazioni solo dopo che ci sia stata la cosiddetta udienza-filtro. Solo dopo che si sarà stabilito quali siano gli ascolti rilevanti o meno, sarà possibile pubblicare il contenuto. E questo – sottolinea Costa – varrà soprattutto per quelle trascritte nelle ordinanze di custodia cautelare. Anche per quelle si dovrà attendere il momento in cui il magistrato farà una selezione degli ascolti”.

L’emendamento secondo Costa è “un punto di mediazione”. Costituisce “una base di lavoro che speriamo possa contribuire all’allargamento, oltre ai confini della maggioranza, dell’area di consenso sul ddl. Il nostro emendamento, infatti – prosegue il deputato del Pdl – costituisce un punto di mediazione tra coloro che avrebbero voluto una maggiore restrizione del termine di pubblicazione delle intercettazioni ritornando tout court al ddl Mastella, e coloro che, invece, vorrebbero approvare il testo uscito dalla commissione Giustizia di Montecitorio”.

L’emendamento, infatti, ricorda Costa, “riconosce il ruolo essenziale dell’’udienza filtro come momento di selezione tra le intercettazioni utili per il processo e quelle irrilevanti e quindi private, da non diffondere. Questo obiettivo si può raggiungere solo evitando che prima dell’’udienza filtro il testo delle intercettazioni venga veicolato sui giornali attraverso atti, come ad esempio l’ordinanza di custodia cautelare, emessi prima dell’udienza filtro”.

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