Ségolène Royal, già candidata socialista all’Eliseo nel 2007 e surclassata dalla vittoria di Nicolas Sarkozy, torna in campo. Alla faccia dell’attitudine dei politici non italiani che una volta trombati, si ritirano a vita privata evitando di “ricicciare”.

Nel secondo turno di quelle presidenziali, la Royal aveva ottenuto solo il 46,94%, con un Partito socialista in ripresa ma comunque lontano dalla corazzata Ump. Poco più di un anno dopo, l’altra delusione cocente: per soli 102 voti, l’ex candidata alla presidenza della Repubblica framcese aveva perso la segreteria dei socialisti a vantaggio di Martine Aubry. Una vittoria bruciante per l’esiguo scarto, ma non eclatante. La Aubry, infatti, poteva contare sull’appoggio dell’altro candidato forte alla leadership, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe. Due ko duri da digerire, che secondo molti osservatori avrebbero dovuto decretare la morte politica di Madame Royal.

Dopo anni, e una separazione clamorosa dal marito François Hollande, segretario socialista all’epoca della sua corsa all’Eliseo e per questo ostracizzato dal partito, Ségolène non ha la minima intenzione di arrendersi. I sondaggi delle primarie non fanno ben sperare, visto che sia l’ex marito (tornato in auge dopo la separazione) che Martine Aubry sarebbero in ampio vantaggio. Eppure, in un’intervista al quotidiano Le Parisien di pochissimi giorni fa, la Royal ha avanzato il suo all-in nella tesissima partita di poker per la nomination socialista. E lo ha fatto, ironia della sorte, usando quei linguaggi “di sinistra” sicuramente più cari alla Aubry che alla donna che nel 2007 aveva aperto ai moderati di Bayrou pur di battere Sarko. Sulla crisi, l’ex “Zapatera” di Francia attacca ferocemente l’attuale sistema economico internazionale e le banche: Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che non è solo una crisi finanziaria ma anche di civiltà. Abbiamo bisogno di costruire ciò che io chiamo un giusto ordine internazionale in cui le banche obbediscono e smettono di mordere le mani che le nutrivano, e cioè gli Stati e quindi la gente che soffre”. Un po’ di sana demagogia da campagna elettorale, a quanto pare, che secondo Ségolène potrebbe servire, in questa tumultuosa fase di crisi finanziaria globale, a rimpinguare il suo bottino alle primarie.

Ma la parte dell’intervista più rilevante (e preoccupante per gli sfidanti socialisti) riguarda la sicurezza con cui la Royal ha affermato di essere “la più forte ed esperta per battere Nicolas Sarkozy, per riunire dall’estrema sinistra ai centristi umanisti e soprattutto per agire veramente”. “Sarò – ha detto Ségolène – la presidente delle soluzioni”. Ha lanciato la sfida e ora sta all’ex marito e all’avversaria di sempre Aubry raccoglierla e rintuzzare gli attacchi spregiudicati di chi sa di partire in svantaggio nei sondaggi (che lei definisce, in ossequio al clima generale, “bolle speculative”) e che quindi ha poco da perdere e tutto da guadagnare.

Ma nemmeno l’intervista a Le Parisien sembra aver sortito gli effetti sperati: un sondaggio online lanciato dallo stesso quotidiano, infatti, offre risultati sconfortanti per le ambizioni della Royal. Il 62 per cento di chi ha votato, infatti, crede che la rimonta sia impossibile. La partita è dura ma assolutamente aperta. Fino al 9 ottobre (16, se servirà un secondo turno), è tutto ancora possibile. E se dopo le batoste del biennio 2007-2008 Ségolène è ancora lì a lottare per una seconda candidatura, beh… c’è da aspettarsi davvero di tutto.

Il rischio più evidente per i socialisti francesi è quello di sempre: litigare furiosamente tra loro e avvantaggiare i conservatori in affanno. Le destre, in questo caso, visto che Marine Le Pen ha il vento in poppa e lo spettro del 2002, quando il vecchio Le Pen aveva conquistato addirittura il secondo turno. Roba da masochisti “de gauche”, roba da sinistra francese. E italiana, in verità.

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