Due miliardi e 235 milioni di lire. E’ quanto Piero Di Caterina, uno degli imprenditori di Sesto San Giovanni che con le sue dichiarazioni ha dato il via all’inchiesta su un presunto giro di tangenti legato alle aree ex Falck e Marelli, e in cui tra gli indagati compare Filippo Penati, ex consigliere politico del leader del Pd Pier Luigi Bersani, dalla fine del ’97 al 2003 avrebbe versato allo stesso Penati.

Lo ha messo a verbale a giugno dell’anno scorso lo stesso Di Caterina, che agli inquirenti ha consegnato copia di alcune buste su cui aveva annotato gli importi pagati e “anche il denaro consegnato ad altri soggetti, ma sempre su richiesta di Penati”. L’imprenditore, che ha fornito anche parecchi documenti contabili, ha affermato che non sono stati segnati i “pagamenti fino al ’97 perché mi sono stati restituiti da Giuseppe Pasini” e dal figlio “su un conto estero in Lussemburgo e conseguentemente ho distrutto la documentazione”.

Di Caterina, titolare della Caronte, ha spiegato di aver ricevuto “su tale conto, poi scudato” due versamenti datati 22 marzo 2001: il primo di un miliardo e 425 milioni di lire e l’altro di un milione e 85 mila marchi tedeschi “il tutto per euro 1.104.683 al netto dei costi che ho scudato nel 2003”   “L’importo – ha proseguito – corrisponde alla somma che Penati doveva restituirmi per dazioni di denaro fatte allo stesso fino al ’97” e fu “Vimercati a dirmi che Pasini avrebbe pagato una parte del mio credito”.

I soldi versati dal ’97 al 2003, secondo gli accertamenti, sarebbero stati restituiti a Di Caterina tra il 2008 e il 2010, e su indicazione di Penati, sotto forma di caparra da due milioni versata per l’acquisto di un immobile, mai avvenuto, da parte di Bruno Binasco, amministratore del gruppo Gavio anch’egli indagato.

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