Risuona l’inno di Mameli ma il palco è vuoto. Dopo nemmeno un’ora e mezza di impossibile dibattito, Maroni, La Russa, Formigoni e Bondi fuggono veloci fuori dal capannone centrale, quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della Festa del Pdl a Mirabello. L’aria condizionata allieta una forma di interpellazione agli ospiti politici che sa di comizietto e mai di confronto, di minestrina preparata e mai di qualche sana e sincera improvvisazione.

In quella che fu la patria del reprobo Gianfranco Fini (il nemico più odiato e vituperato da palco e platea), le truppe di Pdl e Lega Nord non cercano mai lo scontro, non dicono mai una parola fuori posto che non possa contraddire il suscettibile alleato e viceversa.

Bondi, dopo un periodo di silenzio e penitenza, rimette in campo il suo antico cavallo di battaglia dell’anticomunismo viscerale: “La sinistra non è adatta a governare questo Paese. Volevamo si trasformasse in socialdemocrazia come negli altri paesi europei, ma è ancora una sinistra estremista e radicale”.

Maroni, che non più di quindici giorni fa aveva lanciato pericolosi ultimatum sul federalismo da realizzare, sembra essere diventato un lord inglese: “Tifo Alfano perché ho un rapporto speciale di amicizia e collaborazione con lui. Spesso ministro degli interni e ministro della giustizia si devono intrecciare e confrontare. Ed è proprio grazie a questa sincronia che questo governo è quello che ha fatto di più per la lotta alla criminalità organizzata”. Mancano giusto i violini tzigani: la luna di miele tra Lega e Pdl sembra ricominciare.

Il governatore della Lombardia Formigoni, ancora in piena esplosione modaiola con una nuova terrificante camicia a chiazze irregolari, torna a ribadire i punti di forza della componente cattolica dell’alleanza: “Vogliamo una nuova politica del Pdl che si rivolga nuovamente al nostro classico elettorato: gli artigiani, i commercianti, il popolo delle partite Iva, le casalinghe. Ma soprattutto vogliamo una politica che valorizzi il soggetto più debole della nostra società: la famiglia”.

Il popolo del Pdl che si mescola alle camicie verdi della Lega (c’è anche il semi padano Manes Bernardini, discusso ex candidato del Pdl come sindaco di Bologna) prova a rifondare le proprie radici che passano anche dai richiami culturali e comunicativi. Così se dal palco sia Bondi che Formigoni attaccano la stampa comunista che ogni giorno offende il presidente del consiglio e il suo governo, come anche quel luogo comune che vuole gli elettori del Pdl come un branco di rimbambiti, sono i soggetti e gli oggetti che ruotano attorno al grande capannone dei dibattiti a scrivere il nuovo rilancio politico dell’alleanza di governo.

Un’occhiata veloce sul banco dei libri in vendita, che nessuno acquista, e ritroviamo l’alfa e l’omega dell’universo pidiellino: Giampaolo Pansa in ogni forma e colore revisionista; parecchi titoli di Julius Evola; la riconversione di Cristiano Magdi Allam in almeno quattro versioni; l’Arcipelago Gulag di Solzenicyn spiattellato in primo piano.

Da qui cerca di rinascere a fatica il nuovo corso governativo Pdl più Lega: anticomunismo, famiglia e federalismo all’acqua di rose. Possibile che al prossimo stormir di foglia cominceranno ad accapigliarsi come niente.

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