Quel suo ghigno da bullo finalmente è sparito. Questo pomeriggio, mentre sullo speciale Tg3 piovevano in diretta le proiezioni da Milano e dalle altre città, il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva un volto corrucciato, un espressione stizzita che da tempo non gli vedevamo sfoggiare.

La Russa in questi anni ha interpretato la faccia del berlusconismo: sguaiato, volgare, maleducato, violento, il ministro bullo non si è fatto mancare niente: le offese a chi lo contestava (Pedofilo, urlò ad un militante di Qui New York Libera); calci ai giornalisti poi negati oltre ogni ragionevole evidenza; sfuriate in tv e in parlamento; accuse contro gli studenti che urlavano “Noi la crisi non la paghiamo”:Vigliacchi!, fu la sua risposta.

Quel ghigno mi tormentava da un decennio. (Quasi) esattamente dieci anni fa, infatti, il 13 maggio 2001, era stata una delle notti peggiori della mia vita. Si era votato quel giorno, per le politiche, e mi ero addormentato con la tv accesa. Nonostante i primi exit poll, il trionfo di Berlusconi si mostrava innegabile e nel sonno si mischiavano i miei incubi alle urla sguaiate di La Russa e Gasparri: i due festeggiavano da par loro il nuovo potere al governo dell’Italia.

In quei dieci anni Berlusconi ha sempre vinto e quando ha perso – le amministrative del 2004 e le regionali del 2005 – questo non ha intaccato le roccaforti del suo potere: Milano e la Lombardia in testa. É vero, anche nel 2006 uscì sconfitto dalle urne. Ma la sgangheratezza della proposta dell’opposizione, e il vantaggio di solo 25mila voti della coalizione di Prodi, trasformarono la sconfitta di Berlusconi in un’ennesima vittoria.

Per tutti questi dieci anni, La Russa, B. e sodali vari, con quei denti digrignati hanno continuato a dire: “Possiamo fare quello che vogliamo, perchè la gente ci vota stesso”. Anche se l’economia va in malora; la disoccupazione giovanile è alle stelle; l’informazione non è degna di una democrazia; la legge sul conflitto di interessi è una barzelletta; decine di escort vanno e vengono dalle residenze della presidenza del consiglio; ci votano anche se la fidanzata del premier viene spedita in Consiglio Regionale a 12mila euro al mese, dicevano; anche se ci diciamo che i pm sono come i brigatisti, quelli ci votano.

Oggi, è vero, i risultati non sono ancora definitivi, bisognerà aspettare i ballottaggi, va capita la nuova configurazione del centrosinistra a traino di Pisapia, De Magistris, Beppe Grillo. Ma oggi, dieci anni dopo, qualcosa è cambiato. Perchè Berlusconi perde a casa sua, nel suo quartier generale, nella capitale economica d’Italia città di imprenditori e professionisti: il suo elettorato ideale.

Oggi, il consenso su cui Berlusconi era seduto, si mostra evidentemente in minoranza: i cittadini, semplicemente, non lo votano più: “No, non potete fare quello che volete” manda a dire il popolo. E dalle facce di La Russa e di tutto il Pdl, quel ghigno da bulli è finalmente sparito.

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