L’appuntamento al Teatro Goldoni di Bagnacavallo è fissato per le 20. E’ evidente che ho molta voglia di parteciparvi, se decido di andarci comunque, dopo una giornata come quella di venerdì 1 aprile, primo giorno di un mese nuovo, ultimo giorno nel mio appartamento, 46 scatoloni di svariate grosse dimensioni giacenti sul pavimento in attesa di partire per un deposito. Dei molti amici interpellati solo un paio ha risposto affermativamente, per cui, in attesa del loro arrivo, a mezzogiorno, mi faccio coraggio e, dopo un lauto spuntino a base di delizie pugliesi comprate dalla nuova panetteria sotto casa, comincio a scendere e salire le tre rampe di scale con un cartone per volta. Ne tiro giù 32, poi scendo e salgo ancora altre tre o quattro volte mentre i miei amici portano giù i restanti scatoloni.

Questa è stata la mia giornata prima della serata di premiazione della terza edizione del concorso La musica libera. Libera la musica. Un concorso indetto dal portale musicale della regione Emilia-Romagna, un buon motivo per parteciparvi, un ottimo risultato essere tra i menzionati.

Sono bolognese di adozione, salentina di nascita. A questo punto della mia esistenza posso a buon diritto considerarmi in possesso di doppia cittadinanza. La convocazione alla serata di premiazione mi ha riempito di orgoglio e ho fatto di tutto per presenziare. Accompagnata da un’amica fidata arrivo a destinazione in questo paese romagnolo che non avevo visto mai. Non ne conosco tanti. Sono stata alcune volte a Faenza che trovo deliziosa, e lo stesso penso di Bagnacavallo mentre mi guardo intorno. I portici sono i soliti ai quali sono ormai abituata ma più raccolti, a circondare un’architettura intima che ha il sapore buono della provincia. La storia del paese è tutta in questi mattoni e in questa piazza graziosa. Il piccolo antico teatro è un bijoux. Una cosa che amo di questa regione è il rispetto delle tradizioni e la voglia di conservare il proprio passato, preservandolo.

Ci riescono benissimo. E’ tutto pulito e ordinato, funziona tutto.

Sto in un palco di prim’ordine insieme alla mia amica. Di nascosto mangiucchiamo qualcosa prima che cominci, non abbiamo cenato ed è molto trasgressivo spizzicare al buio nella nicchia riservata a noi. Per un attimo penso a cosa ci potessero fare in passato coloro che avevano il privilegio di guardare gli spettacoli da qui. Intanto l’introduzione alla serata, fatta di discorsi degli organizzatori e dei giurati risulta interessante.

Tocca a me salire in scena a ritirare il borsino dei piccoli premi. Quando è il momento di prendere la parola mi limito a dire che sono molto soddisfatta e orgogliosa di essere premiata in un contesto legato al territorio, cosa che esalta il mio senso di appartenenza e radicamento al luogo in cui vivo. Qualcuno dal pubblico grida “Brava!” mentre pronuncio queste parole che evidentemente giungono spontanee come in effetti sono. Nella foga però trascuro la battuta di rito, spettante a tutti i menzionati, e che sono l’unica a non pronunciare, riguardo al genere musicale della propria produzione. Niente. Io parlo solo dell’importanza che una leccese residente a Bologna venga riconosciuta meritevole in questo suo amato luogo d’adozione.

Torniamo a casa, io e la mia amica, contente di tutto, soprattutto di aver evitato di cedere alla tentazione di fermarci in qualche forno alla ricerca di brioche notturne.

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