L’imbarazzante intervista rilasciata dal ministro degli Esteri Frattini ieri a Londra a Newsnight, programma serale di approfondimento della Bbc, dove Jeremy Paxman gli ha fatto fare una figura barbina. Domande incalzanti e precise, in puro stile giornalismo anglosassone, alle quali il ministro risponde con aria di sufficienza. A tratti indispettito, assolutamente inadeguato, da notare la mimica facciale e il sorrisetto che compare a chiudere le frasi quando non sa più come andare avanti.

Frattini dice che una cosa è chiara: Gheddafi se ne deve andare. Nessuno lo può più considerare come un interlocutore.
Dove? Dove non lo sa perché ancora non c’è una decisione ufficiale. Spera in qualche stato africano.

Se lei dice che Gheddafi deve andare da qualche parte perché non gli offrite un esilio in Italia? Chiede Jeremy. “Lo escludiamo categoricamente”.
E perché mai? “Perché non vogliamo avere un dittatore.
Qui in effetti l’intervistatore della Bbc è fin troppo indulgente e non ricorda a Frattini quando il governo italiano ha lasciato piantare le tende al dittatore libico a Roma, il bacio delle mani, la lezioni di democrazia alla Sapienza e tutto il resto.

Perché allora qualche altro paese se lo dovrebbe prendere? Chiede ancora Paxman. “Questo infatti è il motivo per cui non abbiamo ancora delle proposte ufficialirisponde. Quale altro paese potrebbe essere? “Non lo sappiamo perché non ci sono proposte ufficiali”. Insomma, il gatto si morde la coda.

Perché un altro paese dovrebbe essere più disponibile dell’Italia“Perché in qualche altro stato ci potrebbe essere quella possibilità che in Italia non c’è più. Tre giorni fa ha minacciato l’Italia dicendo che ci punirà. Noi abbiamo un passato coloniale”.

Perché il vostro primo ministro ha detto di essere dispiaciuto per il colonnello Gheddafi? “Forse perché ha fatto una distinzione tra i terribili crimini dei quali si è macchiato e la pietas della condizione umana”.

Paxman non capisce, chiede chiarimenti, il ministro risponde fischi per fiaschi (“Francamente il primo ministro mi ha appoggiato pienamente”) e l’intervistatore va avanti chiedendo se l’Italia è imbarazzata per il suo passato in Libia. “Questo è il motivo per cui abbiamo firmato il trattato di amicizia, per il nostro passato coloniale. Per i tanti morti libici durante il fascismo”.

Magnifico il finale (dal minuto 3:38). Domanda: avere un primo ministro come il vostro che non è preso sul serio non l’avrà certo aiutata nel suo lavoro internazionale… Berlusconi ha vinto. E gli italiani possono scegliere da soli”. Ma lo sa quale è la sua reputazione. Tutti questi festini e tutto il resto… “Forse le persone non lo conoscono direttamente e correttamente”. Lei è mai andato a uno di questi festini? “Il mio primo ministro può spiegarsi da solo molto bene, ma la gente non lo conosce”.

Da notare sempre la mimica facciale di Frattini, e lo sguardo allibito dell’intervistatore.

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

×
Articolo Precedente

Grazie a Zavoli
niente bavaglio

prev
Articolo Successivo

Preganziol, il comune leghista vieta
la presentazione del libro (sulla Lega)

next