Disinnescare alcune delle armi più pesanti e feroci in mano alla Procura di Milano sul caso Ruby vietando, in sede di giudizio, l’utilizzazione delle intercettazioni come fonte di prova. Più che la pubblicazione di nuove, pruriginose confessioni di Ruby o delle altre adepte al “bunga bunga” arcoriano, il Cavaliere tenterà di annullare – o almeno depotenziare – il potere probatorio delle intercettazioni relative all’inchiesta di Milano. Con un emendamento che, probabilmente, verrà votato in commissione Giustizia già questa settimana quando riprenderà l’esame del ddl intercettazioni – e dove il Pdl ha la maggioranza di un deputato – il provvedimento diventerà un arma a triplo taglio. Su suggerimento dell’avvocato-deputato Niccolò Ghedini e con l’assenso di Pietro Longo e Maurizio Paniz, il disegno di legge intercettazioni modificato solo in alcune parti, colpirà non solo la possibilità di pubblicazione e quella d’indagine da parte dei magistrati, ma anche “l’incauta intercettazione” e, appunto, la possibilità del suo utilizzo con valore probatorio durante il processo.

Ecco perché anche sabato Silvio Berlusconi è tornato a parlare della legge sulle intercettazioni come un provvedimento imminente e necessario: “In un Paese civile non c’è libertà se non c’è certezza dell’inviolabilità delle proprie conversazioni”. Perché poi queste “possono essere modificate, si possono tagliare parole e frasi che poi cambiano il senso del discorso, si possono trascrivere diversamente da come sono e si può imitare la voce con i pc”. Questa la prossima strategia parlamentare: “Abbiamo una maggioranza minore ma sufficiente per governare e applicare questa riforma, ora non abbiamo più lo stop che avevamo quando Fini era presente e il suo no era un no per quasi cento parlamentari dell’ex An”. Adesso questo “stop”, secondo gli uomini del Pdl, sarebbe superato al punto di poter intravedere un’approvazione della legge, in via definitiva, addirittura entro i primi di aprile, prevedendo anche un secondo, rapido passaggio al Senato per codificare le modifiche della Camera. Già domani, infatti, durante la conferenza dei capigruppo, il Pdl potrebbe chiedere, come già accaduto per il processo breve, la calendarizzazione in aula per la fine di marzo, con possibilità più che concrete di vincere la partita. La corsa contro il tempo sulle intercettazioni si basa sul tentativo degli avvocati del premier di arrivare al 6 aprile, giorno della prima udienza sul caso Ruby con la legge approvata in modo da depotenziare, almeno parzialmente, le armi della Procura sul fronte probatorio. E pronti anche a far valere la minaccia della denuncia contro i magistrati milanesi per “incauta intercettazione” qualora il processo si concludesse con un’assoluzione per Berlusconi sia sulla concussione che sul favoreggiamento della prostituzione. Ma la firma del Capo dello Stato su una legge che restringe ulteriormente la possibilità di manovra della magistratura non è affatto scontata. Berlusconi comunque non ha più nulla da perdere ed è pronto allo scontro finale.

da Il Fatto Quotidiano del 27 febbraio 2011

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