John Young, fondatore di Wikileaks con Assange

“La Cia e gli altri servizi di intelligence stanno pilotando la crisi di Wikileaks. E nuovi, probabilmente più clamorosi documenti, verranno fuori a breve”. A dirlo è uno che si intende di intelligence e segreti: John Young. Newyorkese, 73 anni, Young è stato con Julian Assange tra i fondatori di Wilikeaks. Presto, però, ha rotto con il gruppo guidato dall’hacker australiano. Non gli piaceva l’idea di fare del sito un’impresa anche commerciale (tra i primi obiettivi di Wikileaks ci fu la raccolta, attraverso gruppi e fondazioni, di 5 milioni di dollari per far partire le operazioni). “Raccogliere denaro, per un sito che si occupa di documenti riservati, è pericoloso. Rischia di snaturare l’assoluta neutralità delle rivelazioni”, spiega. Da solo, ha quindi messo in piedi Cryptome, un’emanazione di Wikileaks. Ha colpito Microsoft, rivelando i suoi legami con la polizia statunitense. Ha imbarazzato il governo inglese, diffondendo i nomi di spie britanniche. Ha fatto arrabbiare il Dipartimento alla Sicurezza Nazionale, aprendo squarci sull’assenza di sicurezza durante la Convention del partito Democratico. Dalla sua casa newyorkese, Young ci spiega come può evolvere la crisi generata dalla diffusione dei dispacci del Dipartimento di Stato.

Julian Assange è stato arrestato. Le accuse di stupro sono un modo per tappargli la bocca?
Non voglio entrare nella questione delle accuse delle due donne. Ma Julian ha fatto bene a trattare la resa e a consegnarsi.

Perché?
Assange deve fare tutto quanto è in suo potere per mantenere viva l’attenzione internazionale sul suo caso. La pubblicità è ciò che garantisce la sopravvivenza di Wikileaks e la sua sicurezza.

Gli Stati Uniti chiederanno l’estradizione di Assange?
Sì, certo. Anche gli Stati Uniti cercheranno di fare qualsiasi cosa è in loro potere per mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.

Non sembrerebbe che Washington stia ottenendo granché da questo tipo di pubblicità…
No, è questo l’errore. Questa crisi serve enormemente al governo americano. O meglio, a certi settori del governo americano. Probabilmente non al Dipartimento di Stato, che ci fa una brutta figura. Ma sicuramente serve a chi chiede più fondi per proteggersi dalle cosiddette minacce generate dallo sviluppo di Internet.

Dietro la crisi ci sono motivazioni economiche?
E’ ovvio. Pensi la delizia, in questo momento, di investitori e azionisti dell’industria della cybersecurity. La crisi generata dalle rivelazioni di Wikileaks è in gran parte immaginaria. Nelle rivelazioni non c’è nulla, almeno sino a ora, di davvero esplosivo. Ma la creazione di un clima da guerra genera la richiesta di maggiore sicurezza, e quindi di nuovi servizi. E un po’ quello che è successo con l’incubo terrorismo. La psicosi sicurezza riempie le tasche dell’industria della sicurezza. In questo caso, della cybersicurezza, che è cresciuta enormemente con lo sviluppo di Internet.

Quali sono i settori del governo americano interessati a questo affare?
La Cia, ma non solo. C’è anche la National Security Agency, il National Reconnaisance Office, altre agenzie di spionaggio del governo americano. E non soltanto americano. A un occhio esperto come il mio, non sfugge la natura pilotata di queste rivelazioni. Si sta iniziando dal basso, da rivelazioni non troppo esplosive. Si testa il sistema, si osserva la reazione del pubblico. Si crea eccitazione. Si scatenano i media. Si creano movimenti di opinione. Probabilmente, nelle prossime settimane, vedremo emergere nuove e più clamorose rivelazioni. Quale sarà l’esito? Nuovi finanziamenti per l’intelligence americana. Più potere per la Cia e le altre agenzie.

Dobbiamo aspettarci una riduzione della libertà e della possibilità di espressione in Internet?
E’ quello che cercheranno di fare. Ma non ci riusciranno. La Rete è stata creata per sopravvivere a questo tipo di attacchi. E’ quello che la rende un’impresa economicamente redditizia. I siti come Wikileaks, come il mio, torneranno a fare il loro mestiere. Anzi, diventeranno ancora più popolari.

Cryptome, il suo sito, è il fratello minore di Wikileaks?
Tutt’altro. E’ molto più criminale e pericoloso, perché non è un’impresa commerciale. Cryptome costa 100 dollari al mese per lo spazio sul server. Questo ci rende, appunto, molto più cattivi.

Di Roberto Festa

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