Francesco Guerrera è uno dei più autorevoli giornalisti del “Financial Times”. Attualmente scrive sulle grandi imprese private statunitensi.
Martedì scorso ha scritto un articolo (“US government has crossed a line with GM losses”), che ho trovato di grande interesse.

Ne riporto in traduzione le prime righe:
Nella società americana, orgogliosamente capitalistica, ogni cosa ha un prezzo. A quanto pare, anche le parole.
O almeno alcune parole: lo abbiamo appreso la scorsa settimana quando la General Motors ha annunciato i dettagli del suo prossimo collocamento in borsa.
Le parole in questione sono “socialista”, “statalista” e ogni altro termine peggiorativo usato per indicare la volontà da parte di un governo di fare incetta di risorse private.
Ora sappiamo che negli Stati Uniti il costo per evitare questi epiteti si aggira sui 4 miliardi di dollari.
Cioè quanto i contribuenti americani perderanno nella vendita di parte della loro quota azionaria di General Motors”.

L’antefatto è questo: il Tesoro americano, nel momento più drammatico della crisi, quando GM stava fallendo, ha comprato il 61% delle sue azioni al prezzo di 49,5 miliardi di dollari, di fatto nazionalizzandola. Il mese prossimo il governo Usa scenderà al 43% del capitale, vendendo parte delle azioni ora in suo possesso tramite il collocamento in borsa della società con una IPO (Initial Public Offering). Se, come si prevede, il prezzo delle azioni si aggirerà tra i 26 e i 29 dollari ad azione, il governo perderà una cifra tra i 3,9 e i 5,4 miliardi di dollari.

Il commento al riguardo di Guerrera:
Dal momento che nessun investitore razionale sarebbe disposto a realizzare una perdita di questa entità, la conclusione logica è che almeno una delle ragioni che sono all’origine della mossa dell’amministrazione Usa consista nella necessità di ridurre al silenzio i suoi critici di destra”.

In che modo? Potendo rivendicare il fatto di avere iniziato a smontare le nazionalizzazioni (di GM, ma anche di AIG e di Citigroup) iniziate dall’amministrazione Bush nei suoi ultimi mesi di governo.

Quei salvataggi/nazionalizzazioni sono costati cari, ma evidentemente qualche risultato l’hanno prodotto, se GM ha chiuso il terzo trimestre 2010 con un utile di 2 miliardi di dollari e conta di chiudere in attivo l’intero anno, per la prima volta dal 2004.

Nonostante ciò, per Obama e i suoi, il desiderio di evitare l’accusa di “socialismo” lanciata dalla destra populista americana oggi è così grande da rendere secondaria una perdita di (almeno) 4 miliardi di dollari per le casse dello Stato. Insomma, il governo Usa ha comprato GM quando era prossima al fallimento, e ne rivende parte delle azioni in un momento in cui la società torna a macinare utili. Ma a un prezzo che fa sì che lo Stato, come si dice in gergo, consolidi le perdite.

Morale della favola: “socialismo” no, socializzazione delle perdite sì.

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