Il funzionario dell’Aisi (Agenzia informazioni sicurezza interna) Lorenzo Narracci, indagato dai pm di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi mafiose del ’92, è stato riconosciuto dal pentito Gaspare Spatuzza, durante una ricognizione, come “il soggetto estraneo a Cosa nostra visto nel garage mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 usata nell’attentato al giudice Paolo Borsellino”.

A Spatuzza sono stati mostrate più persone, tra cui il funzionario dei Servizi, simili di aspetto, dietro a un vetro. Il pentito non avrebbe avuto esitazioni. Narracci, ex funzionario del Sisde tuttora in servizio all’Aisi, è indagato dalla procura di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sulla strage del ’92 in via D’Amelio a Palermo in cui vennero fatti saltare in aria con un’autombomba il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque poliziotti di scorta. Il funzionario, dopo la notizia del suo coinvolgimento nell’inchiesta, è stato allontanato dal suo precedente incarico e destinato ad altri compiti all’interno dell’Aisi. Ma Narracci sarebbe stato riconosciuto anche da un’altra persona, Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito. Ciancimino jr in una ricognizione fotografica in procura ha dichiarato: “E’ lui l’uomo che in un’occasione incontrò mio padre nella sua abitazione”. Tra Ciancimino e l’agente c’è stato anche un confronto, ma lo 007 ha negato di avere mai visto Ciancimino e suo padre.

Il 18 agosto scorso (leggi) il Fatto Quotidiano raccoglieva in un’intervista i dubbi di Carmelo Briguglio: “Perché Narracci è ancora in servizio?”, si chiedeva il membro del Copasir. Nella ricostruzione dei fatti, il nostro giornale scriveva: “Spatuzza avrebbe indicato Narracci come l’uomo “estraneo a cosa nostra” presente in un garage di Palermo dove si trovava l’autobomba”.

Diversa la ricostruzione del procuratore capo Sergio Lari, secondo cui il pentito ha riconosciuto in Lorenzo Narracci l’uomo che gli era stato mostrato in foto nei mesi scorsi dai magistrati di Caltanisetta, ma espresso dubbi che fosse la stessa persona “estranea a cosa nostra” presente nel garage mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 utilizzata per la strage di via D’Amelio. Secondo Lari, le notizie circolate in serata “non sono esatte”. Il procuratore capo di Caltanissetta non ha voluto aggiungere altro perchè, ha precisato, “non posso violare il segreto istruttorio”.

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