“Palermo è scioccata, appare sconfitta”. É questo il commento di un giovane Sandro Ruotolo, in collegamento dal capoluogo siciliano per il tg3. Sono passati pochi minuti dall’agguato mafioso in cui è morto Libero Grassi.

L’imprenditore tessile siciliano è stato il primo in Sicilia a denunciare chi lo aveva costretto a pagare il pizzo. E per questo condannato all’isolamento del mondo politico ed economico. Nei mesi dell’abbandono viene invitato per dire la sua davanti alle telecamere di Samarcanda di Michele Santoro, e del Maurizio Costanzo show. Ciò non serve, comunque a salvargli la pelle. La mafia lo ha ormai nel mirino.

Le intuizioni dell’imprenditore siciliano sui collegamenti tra mafia, economia e politica lasciano aperti scenari ancora oscuri. Quando parla di “primato della qualità del consenso”, un primato “superiore” a quello della legge e della politica stessa, gli interlocutori non capiscono, chiedono spiegazioni. I tempi sono ancora poco maturi per il linguaggio di Libero Grassi.

Per arrivare a una democrazia matura, secondo Grassi, bisogna cambiare la qualità del consenso, perché “se i politici hanno un cattivo consenso, faranno cattive leggi”. Il potere mafioso in Sicilia è “il maggiore interlocutore del potere politico – diceva – in quanto dispone del voto, dispone dei soldi e degli inserimenti nelle amministrazioni”.

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