«Minchia, minchia, minchia» impreca mentalmente, mentre fa scorrere i polpastrelli sulla superficie ruvida della sua carta. Per fare un lavoro a regola d’arte servono i timbri dell’ufficio anagrafe. Due ne servono. Quello a inchiostro e quello a secco che lascia sulle foto un piccolo rilievo. E lui non può mica andare all’anagrafe così e dire: «Che mi imprestate un attimino un paio di timbri?». Certo, molti dei dipendenti del comune erano a libro paga. Ma all’anagrafe, in quel cazzo di ufficio, il responsabile è il marito della candidata sindaco del centrosinistra, perdente alle ultime elezioni. E Francesco sta con chi l’ha sconfitta. Da due anni sta con Lorenzo Carandino che, grazie all’appoggio della mafia, nel 2001 si è ritrovato primo cittadino di Villabate e ha subito nominato Francesco proprio consulente, con uno stipendio di 2300 euro al mese. Per fare il lavoro dovrà dare una mano lui.

Storia di un focolarino

Rientrando in banca Francesco si guarda nello specchietto retrovisore dell’auto e quasi sorride. Certo che nella sua vita ne erano successe di cose. Aveva solo 31 anni, ma in fondo era come se ne avesse avuti cento. Sembrava ieri e invece era il 1991 quando lui, dopo un’infanzia trascorsa tra parrocchie, Acli, focolarini e boyscout, era entrato nel gioco grande. «Totò questo è mio nipote, Francesco Campanella» aveva detto lo zio Giuseppe, il dentista di Villabate, quando lo aveva presentato a Salvatore Cuffaro, mentre in tavola arrivavano portate su portate e Totò distribuiva baci e strette di mano. Erano le elezioni regionali. Le sue prime elezioni. Lui e Totò si erano appartati in un angolo un poco distante dal chiasso della cena elettorale organizzata dallo zio. Con entusiasmo Francesco aveva raccontato la sua passione per la politica, i tentativi di ritagliarsi un ruolo nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, le lunghe anticamere inutilmente trascorse nella speranza di essere ricevuto dai big.

Dopo una settimana Totò lo aveva già invitato a un convegno. «Prepara un intervento» gli aveva detto. E Francesco era salito sul palco degli oratori con le gambe che tremavano e la paura di sentire la propria voce morire in gola. Ma aveva parlato. E bene. In prima fila anche il ministro dell’Agricoltura, Calogero Mannino e Saverio Romano, il segretario dei giovani Dc destinato a diventare sottosegretario al Welfare nel terzo governo Berlusconi, lo avevano applaudito. Dopo quel giorno tutto era sembrato in discesa. Lui e Cuffaro erano diventati amici. Totò lo aveva fatto nominare responsabile dei giovani democristiani di Villabate e Francesco quotidianamente era negli uffici della sua segreteria o in quelli del ministro Mannino.

Così Francesco si era trasformato nell’ombra di Cuffaro, aveva trascorso con lui memorabili vacanze a Pantelleria, aveva condiviso per tre anni un pied a terre a Roma, con Totò che dormiva nel letto e lui che si coricava sul divano; lo aveva seguito in interminabili trasferte elettorali. In qualche caso la grande diaspora democristiana li aveva momentaneamente separati. Era accaduto per esempio nel ’94 quando Francesco, dopo essere stato per la prima volta eletto consigliere comunale a Villabate, era passato nel Ccd di Pierferdinando Casini e Clemente Mastella, mentre Cuffaro era rimasto nel centrosinistra. Cinque anni dopo però si erano ritrovati nell’Udeur e tutto, politicamente parlando, era ripreso come prima. L’amicizia, quella no, quella non si era mai interrotta. Tra lui e Totò c’era un rapporto che andava al di là della politica. Quasi da fratello maggiore e minore. Francesco ne aveva avuta la riprova nel 2000, quando Cuffaro, proprio la sera successiva al suo matrimonio con Barbara, aveva abbandonato Mastella ed era entrato nell’Udc venendo poi candidato dal centrodestra alla poltrona di Presidente della Regione. Francesco non se l’era sentita di seguirlo, ma Totò non se l’era presa. E anzi si era complimentato con lui quando Mastella aveva premiato la sua fedeltà nominandoloi segretario nazionale dei giovani dell’Udeur, una carica che lascerà solo per sopraggiunti limiti di età. (2 – segue)

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