La squadra era scesa in campo a testa bassa e col lutto al braccio. Per rispetto alla “mamma”. No, non quella naturale, la madre, ma la “mamma” più importante, quella che si onora e rispetta a San Luca, Aspromonte. Qui tutto ha un significato diverso dal resto d’Italia. Il calcio e anche le parole. E la “mamma” è Antonio Pelle. ‘Ntoni Gambazza, detto anche “il Vangelo”. Boss dei boss, capo di una delle ‘ndrine più potenti e feroci della zona aspromontana, quella dei Pelle-Vottari, in guerra contro i Nirta Strangio. Per le cronache: strage di Duisburg, Germania. Sei morti. ‘Ntoni Pelle era latitante da nove anni, sempre nel suo territorio.

Lo catturarono il 14 giugno. Vecchio, malato, gli aghi nelle vene, giaceva in un letto d’ospedale a Polistena con accanto la moglie. A vedere le immagini sono quelle di un vecchio malato, il ricordo delle foto segnaletiche del boss con la faccia da Al Capone di montagna è sbiadito. Lontani gli anni d’oro dei sequestri di persona, dei covi nel ventre oscuro dell’Aspromonte, dei riscatti miliardari, dei volti scavati dei rapiti e delle lunghe trattative con lo Stato per la liberazione degli ostaggi. ‘Ntoni Pelle, Gambazza, è morto una settimana fa, è stato un pezzo della storia della ‘ndrangheta, per questo i calciatori della squadra hanno voluto onorarlo. Col lutto al braccio.

Un gesto di “rispetto”, certo, ma anche il segno della tragedia che vive questo punto minuscolo d’Italia. Dove lo Stato non è mai arrivato. E dove l’unica legge ancora degna di rispetto è quella antica della ‘ndrangheta. Si onora Gambazza “il Vangelo”, ma si è persa la memoria di un carabiniere eroe. Si chiamava Carmine Tripodi, i killer che lo uccisero la sera del 6 febbraio 1985 perché combatteva contro la ‘ndrangheta dei sequestri, gli riservarono un ultimo sfregio: urinarono sul suo cadavere. Tripodi aveva solo 27 anni, salendo verso San Luca, all’ultima curva c’è una piccola lapide che ne ricorda il sacrificio. Ogni tanto, nelle serate di baldoria, i picciotti di ‘ndrangheta, la sfregiano.

Don Pino Strangio, prete del paese e presidente della squadra di calcio, si è detto meravigliato del gesto dei suoi calciatori. Il Questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, ha invece interdetto il vicepresidente del San Luca dal frequentare i campi di calcio per un anno. Perché ”tale forma di commemorazione, peraltro avvenuta senza autorizzazione né della Lega Calcio né del direttore di gara ha concretizzato una violenza morale d’impatto dirompente, che ha annullato i valori nobili delle competizioni sportive”.