Recentemente il Consiglio Superiore della Magistratura è intervenuto a difesa di alcuni magistrati e uffici giudiziari offesi da Berlusconi. Tecnicamente questo tipo di intervento si chiama “pratica a tutela”: il CSM prende atto di questo genere di aggressioni e interviene spiegando come e perché esse sono ingiuste. Le ultime pratiche a tutela hanno riguardato alcuni magistrati in servizio presso le Procure di Milano, Pescara e Napoli, con riferimento ai procedimenti Mills, Del Turco e Berlusconi Tarantini. Con il consueto senso della misura, Berlusconi e i suoi clientes hanno pubblicamente dichiarato che “l’armata rossa delle toghe si rimette in movimento”; che la situazione italiana, a seguito delle iniziative giudiziarie citate, è paragonabile “al Cile del generale Pinochet”; che “i magistrati utilizzano la giustizia a fini mediatici e politici” e altre amenità del genere.

Una certa sorpresa si è diffusa nel mondo giudiziario a seguito di una lettera inviata al CSM dal Presidente della Repubblica che auspicava che “l’esame delle pratiche a tutela avvenga con serenità ed equilibrio, in linea con la esigenza di fare responsabile e prudente uso … (dell’) istituto …”.

Tutto ciò stimola alcune riflessioni.

1) Ha fatto bene Napolitano a inviare questa missiva? Risposta: si e no.
No: perché, come garante degli equilibri istituzionali, avrebbe dovuto (in verità con ben maggiori motivazioni) inviare questo suo monito anche a molti uomini politici che certamente non si erano comportati “con serenità ed equilibrio”. E, se avesse ritenuto di non rivolgersi proprio a Berlusconi e soci, avrebbe comunque dovuto auspicare quantomeno che “serenità ed equilibrio” fossero (faccio una proposta per un futuro comunicato) osservati da tutti coloro che svolgono funzioni istituzionali. E’ infatti evidente che aver rivolto una raccomandazione di tal fatta ad uno soltanto dei protagonisti dello scontro politico – giudiziario ha un solo possibile significato: una “bacchettata” al CSM per un’iniziativa inopportuna. Insomma, si è trattato di uno schierarsi incompatibile con il ruolo di garanzia proprio della Presidenza della Repubblica.
Ma, sotto un altro profilo, non si può dire che Napolitano avesse tutti i torti. E qui si deve passare alle riflessioni che seguono.

2) Come tutti sanno il CSM è organo previsto dalla nostra Costituzione che stabilisce come debbono essere nominati i suoi componenti e quali compiti ha. In particolare l’articolo 105 della Costituzione prevede che “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”.

Ma allora, da dove saltano fuori le “pratiche a tutela”? Quale legge, costituzionale o meno, ha attribuito al CSM il compito di svolgere un’attività del genere?

Quale sia l’origine legale delle “pratiche a tutela” lo ha detto lo stesso CSM proprio in occasione di queste ultime pratiche: “Fin dalla risoluzione del 10 febbraio 1978 il Consiglio è intervenuto a tutela della indipendenza e del prestigio della magistratura e dei magistrati oggetto di denigrazione ed intimidazione, affermando, in qualità di organo costituzionalmente preposto al governo dell’ordine giudiziario, “la necessità politica e sociale che la critica sia responsabile ed informata e non sia denigrazione ed intimidazione dei giudici”; nella successiva risoluzione del 23 luglio 1981, adottata alla presenza del Capo dello Stato, ha riaffermato “la propria determinazione a tutelare l’indipendente e corretto esercizio della funzione giurisdizionale…..”. Inoltre, sempre il CSM si è dato un nuovo Regolamento interno (DPR 15 luglio 2009) che, all’art. 21, prevede le pratiche a tutela. Delibere e regolamenti assai commendevoli, non fosse che di tali attribuzioni la Costituzione non fa menzione; sicché autoattribuirsele non mi pare ben fatto. Il CSM è un organo con compiti di natura amministrativa, non politica; e non c’è dubbio che prendere posizione in contrasti tra uffici giudiziari o singoli magistrati e questo o quel partito o uomo politico comporti scelte che sono o possono essere interpretate come politiche. Che, per la giustizia è una cosa terribile, è la prima causa di delegittimazione, è qualcosa di assai più grave di un qualsiasi scomposto e truce attacco proveniente dall’ultimo (o dal primo, se è per questo) uomo politico del Paese.

Insomma, se il CSM si mette a fare il processo alla politica finisce come la politica stessa quando fa il processo alla magistratura. Ricordo il Parlamento in seduta comune che beatificava Berlusconi al tempo dei processi di Milano; oppure le proposte di istituire commissioni di inchiesta parlamentari su Tangentopoli, ben presto divenute commissioni di inchiesta su Mani Pulite, cioè sugli uffici giudiziari che avevano processato e condannato i malfattori. Il punto è che, quando le istituzioni scendono in campo, i risultati sono drammatici per la democrazia. II Parlamento fa (dovrebbe fare) le leggi; la Magistratura fa i processi, il CSM gestisce la carriera dei magistrati. Nessuno deve fare altro oltre a quello che costituzionalmente gli compete.

3) Ma allora, si dirà, i magistrati sono senza tutela? Quando qualcuno se la prende con loro, da Berlusconi a qualsiasi altro imputato che non ha alcuna intenzione di accettare le condanne inflittegli a seguito di rituali processi, al di là della consueta tutela giudiziaria che spetta ad ogni cittadino (querele, denunce etc.), chi difende l’ufficio, l’istituzione?

Lo deve difendere il sindacato dei giudici, l’Associazione Nazionale Magistrati; un’associazione di natura privata che, secondo il suo Statuto, si propone di: “dare opera affinché il carattere, le funzioni e le prerogative del potere giudiziario, rispetto agli altri poteri dello Stato, siano definiti e garantiti secondo le norme costituzionali” e “tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria”. Tutte cose, queste, che la Costituzione non prevede affatto tra i compiti del CSM e che invece sono dovere statutario per l’ANM che può (deve) esercitare critiche, promuovere manifestazioni, bandire scioperi, interloquire con le istituzioni, insomma adottare i metodi tipici di ogni sindacato che tutela i suoi iscritti. E, per la verità, qualche volta (pochine ma, in questi ultimi tempi più frequentemente), l’Associazione l’ha fatto. E naturalmente, se la polemica si svolge tra un partito e un’associazione sindacale, tra un uomo politico e l’ANM, nessuno può aver niente da ridire. Ognuno dei due contendenti esporrà le proprie ragioni e cercherà di convincere i cittadini del proprio buon diritto.

Ma, si dice, Berlusconi e altri politici di varia estrazione, quando esternano si propongono con la loro carica istituzionale; e dunque sarebbe giusto che il confronto avvenisse con altro soggetto istituzionale. Ma è ovvio che insulti e minacce ai giudici e agli uffici giudiziari non provengono mai, non possono provenire, dal Governo della Repubblica, dal Parlamento, dal Ministro: le istituzioni non si insultano tra loro. Quando Berlusconi parla di sé in terza persona (il Capo del Governo, il Presidente del Consiglio) e tuona contro le supposte aggressioni giudiziarie che lo vedono protagonista dimentica sempre che il processo penale si svolge nei confronti di un imputato persona fisica e non di una carica istituzionale; che è il cittadino Berlusconi ad essere chiamato a rispondere delle sue malefatte, non il Capo del Governo.

4) Se tutto ciò è vero, non serve altro per rendersi conto di come sia grave che il CSM possa esser sospettato di schierarsi a difesa di interessi particolari, non importa se giusti o sbagliati. La delegittimazione che ne deriva è la stessa che ha ormai così radicalmente squalificato il mondo politico italiano. Insomma, il CSM non può scadere al livello dei suoi attuali interlocutori.

5) Ma perché allora tutto questo succede; e succede da molti anni e tutto lascia supporre che continuerà a succedere? Qui sta il grande irrisolto problema che angoscia (dovrebbe angosciare) la magistratura e che è all’origine di tutte le polemiche alimentate dalla classe politica.

Il fatto è che l’ANM, il sindacato dei giudici, in realtà è un semplice contenitore: in essa agiscono, quasi sempre in contrasto e comunque in concorrenza tra loro, le cosiddette correnti della magistratura, Unità per la Costituzione, Movimento, Magistratura Democratica, Magistratura Indipendente.

Queste correnti monopolizzano il sistema dell’autogoverno dei giudici: i Consigli Giudiziari (piccoli CSM locali) e il CSM; controllano le nomine alle più disparate cariche istituzionali che, in sede italiana, europea e internazionale, sono assegnate a magistrati; garantiscono ai propri vertici carriere di eccellenza. Sono le correnti che organizzano le elezioni del CSM: ognuna presenta una lista con un numero di candidati pari a quello dei posti da ricoprire; e l’elezione diventa una gara a loro riservata. Un magistrato che non appartiene a una corrente non potrà mai essere eletto al CSM; che dunque finisce con l’essere composto (per la parte cosiddetta togata, poi c’è un terzo di componenti nominati dalla politica con criteri analoghi a quelli delle correnti) esclusivamente da magistrati “correntizi”. Ed è ovvio, alla fine, che, con questi presupposti, tutta l’attività del CSM sia condizionata dalle correnti. Insomma una copia precisa di quanto avviene nel Paese, con i partiti che occupano Parlamento, Governo e incarichi di vertice in ogni dove.

A questo punto nel CSM tutto si svolge come nella politica: ogni corrente tutela chi le appartiene; e la carriera dei magistrati si svolge in funzione della forza della corrente alla quale ognuno è iscritto. Si deve nominare il presidente del Tribunale di Roncofritto? Ogni corrente avrà il suo candidato e si batterà per farlo nominare. Oppure, come avviene sempre più spesso, si adottano logiche spartitorie: le correnti 1 e 2 si alleano per nominare l’appartenente alla corrente 1; domani faranno alleanza per nominare in altro posto l’appartenente alla corrente 2. Paradossalmente le uniche scelte a carattere obbiettivo sono quelle in cui nessun candidato appartiene ad una corrente (qualcuno ce n’è); oppure quelle in cui un candidato è di livello talmente alto da non permettere inciuci; oppure è di livello talmente basso da essere comunque impresentabile. E poi, naturalmente, arrivano le sentenze del TAR che annullano le decisioni del CSM.

Tutto questo avviene anche a protagonisti rovesciati. E’ rimasta celebre la scelta del ministro Mastella che aveva chiamato a importanti incarichi ministeriali magistrati appartenenti a tutte le correnti, con una scelta accurata di bilanciamento; andò sotto il nome di pax mastelliana. E poi anche importanti incarichi internazionali sono decisi al CSM o nei Ministeri in base a logiche correntizie. Perché, qui è il punto, la commistione tra le correnti (l’ANM è, come si è detto, un semplice contenitore) e il CSM fa si che, alla fine, si costruiscono per i “correntizi” vere e proprie carriere parallele, con un meccanismo che assicura ai più abili in questo genere di cose (magari non i più abili nella professione), vantaggi di natura professionale, economica, di prestigio. Ma soprattutto questo impossessamento del CSM, organo costituzionale che dovrebbe essere indifferente alle vicissitudini della politica (dal che deriverebbe la sua affidabilità ed autorevolezza), ad opera di un sindacato composto da enti e persone che, a torto o a ragione, ne sono ritenuti partecipi quando non inquinati, è la ragione vera della sfiducia con cui vengono accolte le “pratiche a tutela”. Tanto più che è impossibile non constatare che, in certi casi, di “pratiche a tutela” non se ne aprono. Il CSM non ha “tutelato” Luigi De Magistris quando parlamentari calabresi, e non solo, gliene dicevano di tutti i colori. E non ha “tutelato” nemmeno Clementina Forleo, quando era perseguitata da quasi tutto l’arco costituzionale. A suo tempo non “tutelò” nemmeno Falcone, che è quanto dire.

Sicché è abbastanza naturale che le iniziative del CSM di aprire “pratiche a tutela” a macchia di leopardo siano considerate con un po’ di sospetto.
Ecco, alla luce di tutto questo, forse il monito del Presidente della Repubblica al CSM, anche se criticabile per essere stato inviato ad uno solo dei possibili destinatari, qualche fondamento finisce con l’averlo.