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Crimini del comunismo

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Il Corriere della sera ha finalmente scoperto perché il centrosinistra è in crisi: perché – rivela Giovanni Belardelli, seguito a ruota da Angelo Panebianco – “dimenticare Berlinguer è ancora una missione impossibile”. Basterebbe dimenticarlo, e tutto andrebbe a posto. Forse i due insigni pensatori dimenticano che tutti i leader del Pds-Ds dopo Occhetto hanno frettolosamente archiviato e talvolta svillaneggiato Berlinguer proprio per il suo merito maggiore – l’onestà personale e la battaglia sulla questione morale dopo la P2 e agli albori del craxismo – preferendogli Craxi e portando il loro partito alle dimensioni del Psi di Craxi.

Forse i due insigni pensatori dimenticano che ad attaccare Berlinguer al Comitato centrale del Pci, subito dopo l’allarme sulla “questione morale”, fu un certo Giorgio Napolitano, attualmente presidente della Repubblica: lo stesso che, di fronte a una questione morale che oggi fa impallidire la P2 e il craxismo e a una corruzione che si mangia 60 miliardi di euro l’anno, non trova di meglio che suonare il silenzio e invocare una “tregua delle polemiche fino al G8” (il problema, come sempre, non sono gli scandali, ma chi li scopre e chi li racconta). Intanto Massimo D’Alema, altro archiviatore di Berlinguer nonché maldestro imitatore di Craxi (“Evvai, Consorte, facci sognare!”), rimpiange la Bicamerale e si rammarica di non averla condotta in porto: “C’è chi mi rimprovera di aver tentato di fare le riforme. Qualcuno sostiene che erano un obbrobrio. Io mi rimprovero per non esserci riuscito”.

Le cosiddette “riforme”, scritte con Al Tappone promosso a padre costituente, comprendevano fra l’altro la bozza Boato sulla giustizia, scopiazzatura riveduta e corretta, anzi corrotta, del Piano di rinascita della P2: separazione delle carriere fra pm e giudici, separazione dei Csm, fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, procure responsabili dinanzi a parlamento e governo. Cioè la fine dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura. Cioè tutto ciò che Al Tappone sta cercando di fare in questi mesi.

Ora il Conte Max, travestito da Bersani, si appresta a riprendersi in mano il Pd dopo averlo lasciato per un paio d’anni in prestito d’uso a Uòlter e a Franceschini. Ma, se sono queste le “riforme” che rimpiange di non aver fatto, perder tempo in primarie e congressi è del tutto inutile: confluisca nel Popolo della Libertà, dove fra l’altro i vecchi compagni Bondi e Ferrara l’attendono a braccia aperte, e morta lì.

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