In calo la “sottodichiarazione“, leggi evasione fiscale realizzata dalle imprese dichiarando redditi più bassi di quanto siano in realtà. In aumento il peso del lavoro irregolare e quello di altre componenti come gli affitti in nero. Resta stabile intorno all’1% del pil il valore di traffico di drogaprostituzione e contrabbando di tabacco, ma continua ad aumentare la spesa delle famiglie per questi prodotti e servizi illegali: nel 2015 ha toccato i 19 miliardi. A fare i conti è l’Istat nel report sulla cosiddetta economia non osservata. Il valore aggiunto generato da sommerso economico e attività illegali è ammontato nel 2015 a 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del pil, in calo rispetto al 13,1% del 2014 quando il valore era stimato in quasi 213 miliardi di euro.

In particolare il valore aggiunto generato dall’economia sommersa è ammontato nel 2015 a poco più di 190 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro. Di cui poco meno del 75% arriva dal traffico di stupefacenti: questa attività ha un valore aggiunto di 11,8 miliardi di euro che corrispondono a 14,3 miliardi di consumi delle famiglie. I nuclei familiari hanno speso in totale 19 miliardi in prodotti o servizi illegali. La cifra è in costante aumento: dai 18,1 miliardi del 2012 è passata a 18,4 nel 2013 e 18,7 nel 2014.

I “servizi di prostituzione”, annota l’Istat, “realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali) e consumi per circa 4 miliardi di euro”. Il valore delle attività di contrabbando di sigarette sale a circa 400 milioni di euro, con un aumento di poco inferiore a 100 milioni di euro rispetto al 2014. Si mantiene invece costante l’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, con un valore aggiunto pari a circa 1,3 miliardi.

La composizione dell’economia non osservata negli ultimi anni si è modificata in maniera significativa, nota l’istituto di statistica. Nel 2015 la componente relativa alla sottodichiarazione pesa per il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). La restante parte è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare, in aumento rispetto al 35,6% nel 2014: le unità di lavoro irregolari sono stimate in 3,7 milioni, in aumento di 57mila rispetto al 2014. E si tratta in prevalenza di dipendenti. Le altre componenti come affitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta valgono il 9,6% e le attività illegali l’8,2% (rispettivamente dall’8,6% e dall’8% dell’anno precedente).

Tra i comparti dove l’incidenza dell’economia sommersa è più elevata ci sono commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le costruzioni (23,1%). Il peso della sottodichiarazione sul complesso del valore aggiunto è maggiore nei servizi professionali (16,2% nel 2015) e, ancora, nel comparto commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (12,8%) e nelle costruzioni (12,3%). Mentre la componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è più rilevante nel settore degli Altri servizi alle persone (23,6% nel 2015), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’agricoltura e pesca, in cui incide per il 15,5%.