Laddove la lotta tra le classi del capitalismo fordista, sia pure nella sua forma economicizzata, andava pur sempre a confliggere con i rapporti di forza dell’economia, la lotta della fase assoluta – favorita artatamente dall’odierno ordine del discorso – tra eterossessuali e omosessuali, tra immigrati e autoctoni, tra atei e credenti, tra rossi e neri, tra cristiani e islamici non li sfiora nemmeno. Di più, li nasconde, vuoi perché direttamente non li prende di mira – su tutto oggi è lecito dissentire, fuorché sul rapporto di forza egemonico –, vuoi perché, nella migliore delle ipotesi, come nella Lettera rubata di Poe, occulta la lotta contro il classismo ponendola accanto a una galassia di altri micro-conflitti. La strategia del falso multiculturalismo liberale sta nell’indirizzare regionalmente e settorialmente le richieste dei singoli gruppi per impedire la coesione degli ultimi, per opacizzare la contraddizione primaria classista e per neutralizzare la possibilità di una sollevazione di massa dei nuovi miserabili della mondializzazione.

Lotte di per sé giuste come quelle per i diritti omosessuali, per la questione femminile e per l’animalismo radicale rivelano, in quanto completamente disgiunte dalla questione sociale e dall’opposizione al fanatismo economico, che una nuova cultura post-borghese, post-proletaria e ultra-capitalistica ha sostituito i valori centrati sulla dignità del lavoro e dei diritti sociali e, con essi, la contestazione operativa del modo capitalistico della produzione, ormai introiettato in forma diffusa e pervasiva come un destino ineluttabile o come una natura già da sempre data.

Il partito unico della riproduzione capitalistica, a cui anche i dominati hanno per ora prestato testa e cuore, deve continuamente ricomporre e garantire la propria unità, frammentando e disarmando il Servo e, insieme, coinvolgendolo emotivamente nel proprio progetto. L’astuzia della ragione capitalistica opera costantemente in vista di questo obiettivo. Adotta le strategie più diversificate, tutte all’insegna della distrazione di massa dalla questione sociale e dal conflitto verticale, ne cives ad arma ruant: variando in senso profano la nota formula, le vie del Signore sono infinite.

Per questo, oggi la questione sociale è permanentemente occultata e resa invisibile dai nuovi oratores, dai circenses televisivi, accademici e giornalistici al servizio del nuovo ordine global-finanziario. Essi denunciano tutto, affinché mai sia denunciato il classismo, con lo sfruttamento del lavoro e la rimercificazione completa dell’umano.

Di qui, una volta di più, la necessità vitale di una riverticalizzazione del conflitto, resa possibile unicamente dall’acquisizione di coscienza da parte della nuova classe-che-vive-del-lavoro e che, ad oggi, esiste nella pura inseità di una massa precarizzata e priva di consapevolezza di sé: con le parole di Lukács, “la presa di coscienza si trasforma in punto di passaggio per la praxis”, per l’azione consapevole e organizzata in vista di nuovi percorsi di emancipazione collettiva tutti da pensare e da costruire.

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