L’Italia “non è su un sentiero di sviluppo sostenibile” e “la ripresa economica, da sola, non risolverà i problemi” che ci vedono “tra i Paesi europei con le peggiori performance economiche, sociali e ambientali”. La Penisola registra un “sensibile peggioramento” su povertà, disoccupazione, disuguaglianze e degrado ambientale. E i miglioramenti nel campo dell’educazione, della salute e dell’alimentazione non sono bastati per avvicinarci agli Obiettivi di sviluppo sostenibile su questi temi. A sostenerlo è il rapporto 2017 dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (Asvis), la più grande rete di organizzazioni che si occupano di sostenibilità in Italia, fondata nel 2016 dall’ex ministro e presidente dell’Istat Enrico Giovannini. Nonostante i progressi degli ultimi tempi, si legge nel documento, “l’Italia non è in linea con l’Agenda 2030 dell’Onu“. Non solo, “con gli attuali andamenti, l’Italia non sarà in grado di centrare i target”. Né quelli che prevedono una scadenza al 2020 né quelli riferiti al 2030, sottoscritti il 25 settembre del 2015 nell’Agenda 2030 dell’Onu.

Per monitorare la situazione del Paese rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, l’Asvis ha costruito indicatori sui singoli obiettivi: emergono miglioramenti su Fame e alimentazione, Salute e benessere, Educazione di qualità, Uguaglianza di genere, Infrastrutture resilienti, Modelli sostenibili di consumo, Riduzione dei gas serra per combattere il riscaldamento climatico, Tutela dei mari e Giustizia per tutti, un sensibile peggioramento per Povertà, Gestione delle acque, Disuguaglianze ed Ecosistema terrestre e la situazione resta statica per Energia, Occupazione, Città sostenibili e Cooperazione internazionale. Ma anche per le aree dove si registrano miglioramenti la distanza rispetto agli Obiettivi fissati per il 2020 e il 2030 resta molto ampia. Ad esempio, Giovannini sottolinea come in fatto di educazione vada meglio ma, osserva, ciò “non significa che raggiungeremo i target, anzi: stiamo dieci anni indietro rispetto alle medie dell’Ue, quindi se continuiamo su questi trend tra dieci anni staremo dove è l’Ue adesso”. Se se si va avanti di questo passo, “business as usual”, nel 2030 l’Italia “continuerebbe a non essere in grado di raggiungere gran parte” degli obiettivi e “perderebbe anche un posto nella classifica dei Paesi”, che già attualmente ci vede indietro: in Ue fanno peggio solo Grecia, Spagna e Repubblica Ceca, stando allo studio.

“Molti dei provvedimenti presi nell’ultimo anno, pur andando nella giusta direzione, non assicurano la necessaria trasformazione del Paese in grado di rispettare gli impegni internazionali, come l’Accordo di Parigi”, commenta il presidente dell’Asvis, Pierluigi Stefanini. “La distanza dagli altri Paesi europei resta troppo ampia e sono ancora troppo forti in Italia le disuguaglianze territoriali, socio-economiche e di genere”. Il Rapporto suggerisce di completare l’iter di approvazione di leggi (consumo di suolo, gestione delle acque eccetera) e di strategie (energetica, economia circolare, lotta ai cambiamenti climatici) cruciali per il futuro del Paese; dettagliare la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile anche in termini quantitativi e rendere operativa la sua governance, ad esempio con la trasformazione del Cipe in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile; adottare provvedimenti urgenti per il raggiungimento dei 22 target con scadenza al 2020.