Almeno 6 o 7 testimoni chiave a supporto della tesi investigativa e l’attesa per l’autopsia che potrebbe dare la svolta definitiva alle indagini. “Un giallo che giallo non è”, ripetono fonti degli inquirenti. Chi ha ancora forti dubbi sulla dinamica che ha portato alla morte di Giuseppe Galvagno, 50 anni – con alcuni precedenti per rissa – pestato nella notte fra sabato e domenica dal personale di sicurezza in servizio presso la discoteca San Salvador di Roma (zona Eur), sembra essere solo l’Aiss, Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria che a ilfattoquotidiano.it ha dichiarato di ritenere “altamente improbabile perché le procedure sono altre” la ricostruzione sin qui fornita a beneficio dei procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Eleonora Fini. Queste ultime hanno chiesto la convalida del fermo per i 5 buttafuori indagati – tutti italiani, fra i 32 e i 44 anni – accusati di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Tutto questo mentre il proprietario del locale, Giancarlo Liberati, al nostro giornale spiega che “questo è un posto tranquillo, non è mai successo nulla di simile, sono addolorato per la famiglia, ma tutto quanto è accaduto a diverse decine di metri dal locale. Sono sicuro che la giustizia farà il suo corso, chiederò conto dell’accaduto all’agenzia di security”.

LA RICOSTRUZIONE E I DUBBI – Agli inquirenti la dinamica dell’accaduto sembra abbastanza chiara. E’ l’1.30 di notte, Galvagno è su di giri, probabilmente è brillo. In discoteca sale su un cubo, poi cade, forse – ma c’è chi conferma e chi no – fa qualche complimento di troppo a un’altra donna, sua coetanea (gli avventori del locale hanno tutti un target d’età fra i 40 e i 60 anni), litiga con un’altra persona e probabilmente da tutto questo ne nasce anche una discussione con la fidanzata, Federica, infermiera di 44 anni: lui viene allontanato dal locale, la donna va a prendere l’auto. Cos’è accaduto in quei 5 minuti? Secondo la ricostruzione, nasce un battibecco con gli uomini della sicurezza: due di loro prendono a pugni Galvagno, poi si aggiungono gli altri tre (la posizione di questi ultimi sarebbe più delicata). L’uomo rimane a terra, agonizzante, con la donna che chiama i soccorsi – ma a quanto pare sarebbero stati gli stessi buttafuori a telefonare al 112. Un “pestaggio” in piena regola, secondo gli inquirenti, confermato dai testimone chiave, alcuni dei quali sono già stati ascoltati in Procura nel pomeriggio di lunedì.

LA VERSIONE DELL’AISS: “OPERATORI PROFESSIONALI, RICOSTRUZIONE IMPROBABILE” – Come dicevamo, l’agenzia di security è l’unica per il momento a rigettare la versione degli inquirenti. “È assai improbabile”, ripete l’ufficio stampa dell’Aiss, che per l’occasione parla anche a nome dell’azienda che fornisce i buttafuori a decine di locali in tutta Roma e che ha curato anche la sicurezza per eventi come il concerto di Vasco Rossi a Modena, quello dei Radiohead a Firenze e il Gp di Formula 1 a Monza. “I 5 ragazzi fermati – fa sapere l’associazione – sono tutti professionisti del settore: un capo servizio esperto, tre persone con comprovata professionalità e un altro operatore, anche lui molto professionale, lì da meno tempo. Tutto il personale segue criteri molto stringenti di selezione psicologica e, soprattutto, non può avere precedenti penali proprio perché altrimenti non potrebbe operare senza un patentino rilasciato dalla Prefettura”. L’Aiss, a ilfattoquotidiano.it, spiega che “molto spesso gli operatori sono penalizzati dal mancato riconoscimento di forza pubblica per i nostri operatori”.

LA FIDANZATA NON RISPONDE, IL TITOLARE: “SONO DISTRUTTO” – Ilfattoquotidiano.it ha anche incontrato Giancarlo Liberati, titolare del San Salvador, che nelle ore precedenti aveva descritto Galvagno come una “persona notoriamente rissosa”. Oggi l’imprenditore cerca di stemperare i toni: “Sono distrutto e mi dispiace per la famiglia – ci spiega – ma tutto quanto è successo a 40 metri dall’entrata del locale, io non potevo fare nulla”. Liberati ci ha anche assicurato che “chiederò conto all’agenzia di security. Non l’ho scelta io, sono tra gli operatori più diffusi a Roma, l’ha selezionata uno studio commerciale che lavora per me, ma di sicuro ho ricevuto un danno d’immagine molto grave da tutta questa storia”. Il San Salvador è rimasto aperto anche domenica sera, guadagnandosi gli insulti dei clienti su Facebook: “In questi casi, qualsiasi cosa fai, sbagli”. È il momento del silenzio invece per Federica, la 44enne che, contattata sul numero di cellulare del compagno, ha preferito non rispondere. Silenzio anche dal personale del bed and breakfast di via Appia, gestito dalla coppia.

Modificato dalla redazione online alle 18.06