I quattro uomini ancora rimasti in vita delle 12 persone sospettate di essere membri della cellula terroristica sono comparsi martedì in tribunale a Madrid. E al termine dell’udienza, il giudice ha disposto la scarcerazione di Mohamed Aallaa. Il 21enne proprietario dell’Audi protagonista della sparatoria a Cambrils torna in libertà vigilata con obbligo di firma perché “le prove a suo carico – ha deciso la corte – non sono abbastanza forti”. Sarà detenuto per altre 72 ore Salh el Karib, il proprietario dell’internet cafè di Ripoll al centro di un filone d’indagine che oggi si è dichiarato estraneo alla cellula terroristica: toccherà ai magistrati arricchire il quadro indiziario nei suoi confronti. In carcere resteranno sicuramente, quindi, solo Driss Oukabir e Mohamed Houli Chemlal. Quest’ultimo, rimasto ferito nell’esplosione del covo di Alcanar dove è stato ritrovato anche un documento dell’Isis, ha confermato oggi in tribunale quanto aveva già dichiarato alla polizia catalana: “Il progetto di un attentato ancora più grave di quello di giovedì scorso a Barcellona”. Chemlal è stato il primo ad essere interrogato. Ha parlato per oltre un’ora e, secondo le sue rivelazioni, il gruppo terrorista stava preparando un attentato dinamitardo.

“Il progetto era un attentato alla Sagrada Familia” – Il primo obiettivo era di colpire la Sagrada Familia e altri monumenti, riferisce El Mundo citando fonti giudiziarie presenti all’interrogatorio. Per compierlo, il gruppo stava realizzando dell’esplosivo a base di perossido di acetone (Tatp), noto anche come ‘madre di Satana’ e utilizzato anche in altri attentati rivendicati dallo Stato Islamico. L’esplosione che ha distrutto la casa di Alcanar ha costretto il resto del gruppo a ripiegare sull’attacco con il furgone. Dopo l’interrogatorio, la procura ha chiesto la conferma dell’arresto di Chemlal.

L’imam di Ripoll doveva immolarsi come kamikaze – Il marocchino Abdelbaki El Satty, leader della cellula e ispiratore dell’attacco terroristico, avrebbe dovuto immolarsi come kamikaze nel grande attentato che stavano progettando. Lo ha detto al giudice nell’interrogatorio uno dei detenuti del gruppo, come riferisce El Confidencial. Lo stessa Imam, rivela invece il quotidiano El Mundo, doveva essere espulso nell’aprile 2014 una volta uscito dal carcere, dove aveva scontato una condanna per traffico di droga. Un tribunale spagnolo aveva però accolto il suo ricorso contro l’ordine di espulsione e l’uomo è così rimasto nel Paese. Il giornale spagnolo sottolinea come questa sentenza abbia permesso a El Satty non solo di rimanere in Spagna, ma anche di muoversi liberamenti per i Paesi dell’area Schengen. Così l’imam di Ripoll ha potuto risiedere a Vilvoorde, una località fiamminga vicina a Bruxelles e storico feudo jihadista, da gennaio a marzo del 2016, come hanno confermato le autorità del Belgio.

Perquisizioni in Catalogna – La polizia, intanto continua le indagini, e in giornata ha perquisito una casa e un internet cafè in due differenti città del nord-est della Spagna, in relazione all’attacco terroristico. L’abitazione si trova a Vilafranca del Penedes, località dove abitava Pau Perez, l’uomo accoltellato a morte dal killer Younes Abouyaaqoub. A Ripoll, luogo da cui proveniva la gran parte dei 12 terroristi collegati all’attacco, gli agenti hnno invece passato al setaccio l’internet cafè frequentato da uno dei sospettati, Sahal El Karib, che si ritiene fosse il tramite con importanti personaggi dello jihadismo europeo.

Andarono a Parigi – Un breve viaggio da Barcellona e Parigi, andata e ritorno, meno di una settimana prima degli attacchi. “Alcuni terroristi responsabili degli attentati a Barcellona e Cambrils sono stati in Francia”. Lo ha ammesso durante un’intervista alla BfmTv il ministro dell’Interno, Gerard Collomb, confermando così l’indiscrezione pubblicata lunedì dal quotidiano Le Parisien. La stessa Audi A3 utilizzata per l’attacco a Cambrils “è stata fotografata nella regione parigina”, ha spiegato il ministro. “Non li conoscevamo, erano esclusivamente spagnoli”, ha aggiunto Collomb in riferimento alla cellula jihadista di base a Ripoll e Alcanar. “Questo gruppo era venuto a lavorare a Parigi – ha detto – ma è tornato indietro rapidamente”. Spostamenti avvenuti durante la preparazione di un attacco che nelle intenzioni doveva essere un “attentato dinamitardo ancora più grave di quello di giovedì scorso”, come ha ammesso un membro della cellula. I terroristi, ha riferito il ministro, hanno fatto quindi un viaggio “estremamente veloce“, per motivi che sono ancora oggetto di indagine: “Abbiamo trasmesso le informazioni alla Spagna”. L’auto, come aveva già scritto Le Parisien, era stata fotografata da un autovelox, nella regione parigina dell’Ile-de-France. Secondo il quotidiano, era l’11 agosto scorso. Nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 agosto ha bordo della stessa Audi A3 i terroristi tentarono il secondo attacco a Cambrils, dopo quello sulla Rambla: furono uccisi in cinque.

Il possibile incontro il bombarolo dell’Isis – Un altro tassello che si aggiunge all’ipotesi che il gruppo di terroristi avesse contatti con personaggi di altissimo livello della rete jihadista europea, specialmente in Francia. Secondo fonti d’intelligence infatti, agli inizi di luglio due membri della cellula, tra cui l’ideologo del gruppo Abdelbaki Es Satty, hanno incontrato a Marsiglia Ahmad Alkhald, su cui pende un mandato di arresto per gli attentati di Parigi e Bruxelles. E’ considerato il fabbricatore delle bombe usate nelle due stragi e avrebbe incontrato il gruppo di ragazzi per insegnare loro a maneggiare il Tatp e costruire un ordigno con le 120 bombole di butano ammassate nella casa di Alcanar.

Arrestato cugino dei fratelli Oukabir – La polizia marocchina ha arrestato un cugino dei fratelli Moussa e Driss Oukabir, coinvolti negli attentati di Barcellona e Cambrils, il primo morto, il secondo in arresto. L’uomo, ufficialmente residente in Catalogna, ma che in realtà vivrebbe a Nador in Marocco, è stato arrestato per apologia del terrorismo. Secondo l’agenzia Efe, due persone sono state per ora arrestate in Marocco per possibili collegamenti con la cellula di Ripoll.