Sono giorni che mi gira in testa una canzone di Paolo Conte:

Una giornata al mare, solo e con mille lire
(…) tanto per non morire
Cerco ragioni e motivi di questa vita, ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore.
Cadono sulla mia testa, le risate delle signore.

È estate. Decine di hit passano in radio e ce lo ripetono, ma mancano di visione. Ci raccontano il divertimento potenziale di questa stagione, ma non sanno entrare nei suoi dettagli. Ed è da quei dettagli che la colorano, e che sanno restituirle una dimensione forse non più comprensibile, che vorrei partire.

Guardo una cameriera, non parla è straniera.
Ti splende negli occhi la notte, tutta una vita passata a guardare.

Nel mondo di sotto, l’estate è lavoro stagionale. Un esercito di persone che permette di far “godere le vacanze” a chi in vacanza riesce ancora ad andare. Sulla stampa nazionale però non se ne parla molto, eppure capita che Massimo Gramellini, il 15 luglio appena trascorso, regali a tutti noi il suo ormai famoso Il Caffè con un pezzo dal titolo “La cameriera scomparsa” apparso sul Corriere della sera. La storiella racconta di un annuncio di lavoro per cameriera e receptionist d’albergo, al quale sembra non aver risposto nessuno se non qualche schizzinosa giovane donna. Articolo che a stretto giro, verrà poi smontato da Alessandro Gilioli su L’Espresso dello stesso giorno.

Senza entrare in questo tipo di polemica, perché non ho verificato direttamente, ciò che trovo urticante e irrispettoso (a prescindere) è in primis la riduzione al banale, insopportabile luogo comune del lavoro che c’è, ma viene snobbato da ignoti giovani pieni di pretese. Perché è ora di finirla. Giovani che si permettono perfino di chiedere a quanto ammonti lo stipendio, quali siano gli orari, o i turni di lavoro?

È questo che eventualmente scandalizza i benpensanti? Lo stipendio era in euro, sottolinea nel suo articolo Gramellini. Basta questo? Quanto interessa invece se il lavoro è in regola o in nero? E poi cos’è la “regola”? Un quarto di voucher? Si parla di lavoro stagionale, ma non lo si affronta. E mentre mi perdo nella poesia suggestiva e profonda di Conte, per bilanciare, volgarmente penso: ha mai pensato il milionario Gramellini a che lavoro sia pulire i cessi degli alberghi che frequenta?

Ha mai pensato a cosa significhi lavorare d’estate per 500 euro al mese in nero? Non credo. Io ho pulito i cessi e servito ai tavoli, quindi non si stizzirà se intervengo. Un’estate ho lavorato anche così: mi telefonavano la mattina e solo nel fine settimana. Se c’era il sole. Se invece il tempo era bruttino mi chiamavano solo per il pranzo. Se pioveva stavo a casa. Onesto, dai. Vi è mai capitato di pensare, mentre siete in vacanza, a chi vi pulisce la camera che lasciate una schifezza perché “tanto sono in vacanza”?

E a chi raccoglie e lava i vostri piatti, magari dopo aver schioccato le dita per chiamare il cameriere come foste in un film di Tarantino? Gli stagionali sono circa mezzo milione ogni anno. Lavorano circa 14 ore al giorno, senza diritti, spesso in “grigio” o in nero (anni fa c’erano cameriere rumene pagate un euro a camera). In genere, tutti i grandi alberghi hanno i servizi in camera appaltati a terzi, e a fine stagione i datori di lavoro pretendono molto spesso una transazione tombale, così sono certi di non rischiare “problemi” (se non la firmi, passano parola, e alla fine non ti assume più nessuno); sanno già di aver praticato irregolarità rischiose durante il rapporto.

C’è poi il problema della Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione. Dei 500mila lavoratori che risultano, circa 200mila facevano gli stagionali a vita; nel sud Italia, come nelle isole, non ci sono molte alternative e quindi per 6 mesi lavorati in regola, gli altri 6 mesi erano coperti dal sussidio. Oggi, con la riforma voluta da Renzi, con 6 mesi di lavoro sono previsti al massimo 3 mesi di Naspi e ovviamente così non si tira neanche a campare.

Sono venuto a vedere quest’acqua e la gente che c’è.
Il sole che splende più forte e il frastuono del mondo cos’è.
Più in là sento tuffi nel mare, nel sole o nel tempo chissà
bambini gridare, palloni danzare.

Poesia effimera o verità? Quantità di lavoro, contro la sua qualità. È la solita storia, lo so. Annoia? Alla peggio avete riascoltato una meraviglia di canzone. Non ho certo mai avuto l’illusione di redimere chi tratta malamente le “sguattere” dell’hotel in cui alloggia. O di “contare” più di Gramellini. Piuttosto, ho la motivata presunzione di saperne più di lui su cosa significhi lavorare in certi contesti, e la speranza di dare qualche elemento in più rispetto al nulla che mi sono ritrovata a leggere. Nonostante io sia una “sguattera” e non una giornalista.