Red carpet per Dunkirk. L’ultima fatica di Christopher Nolan ha avuto la sua prima mondiale a Londra alla presenza del principe Harry e di una dozzina di veterani di guerra. L’epico racconto del drammatico ritorno a casa di 340mila soldati britannici stretti tra la morsa nazista e il canale della Manica, dalla fine di maggio e l’inizio di giugno 1940, vede tra i protagonisti una serie di star all british come Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, ed Harry Styles degli One Direction (qui al suo debutto come attore) tale da rendere la produzione Warner Bros un regalo storico mai visto ai cugini britannici.

L’attesa per l’Italia sarà lunga – il film uscirà il 31 agosto 2017, praticamente alla fine di un lungo tour mondiale – ma la curiosità sull’opera di uno dei più importanti registi contemporanei è tanta. È la prima volta che Nolan affronta un soggetto reale, un episodio storico davvero accaduto in tutta la sua tragica vertigine di morte e distruzione, scrivendosi come al solito lui stesso lo script del film (qui senza il fratello Jonathan), e allontanandosi dalla dimensione creativa del mondo reinventato dei supereroi o della fantascienza. Come del resto questa è la pellicola di più breve durata girata da Nolan dai tempi di Following (108 minuti) rispetto alla più corposa trilogia Dark Knight, ad Inception e Interstellar. “Dire ‘godetevi’ il film non è l’espressione migliore. Direi allora di provare a ‘vivere/sentire’ (experience in originale, ndr) il film e sono sicuro che otterrete qualcosa dalla visione”, ha spiegato il 47enne regista londinese poco prima di entrare all’Odeon Leicester Square.

Nolan ha messo in scena, oltretutto utilizzando come set molti esterni della vera cittadina francese dove tutto accadde 77 anni fa, lo straordinario salvataggio di oltre 338mila fanti inglesi dalle spiagge di Dunkirk con le truppe naziste predominanti in numero e forza a premerli contro il mare. Operazione complicatissima per almeno due motivi: da un lato le grandi navi britanniche non potevano arrivare fino a riva vista la scarsa profondità dell’acqua in quella parte di costa; dall’altro la Luftwaffe prese di mira per giorni ogni figura umana che si muoveva tra la città, le spiagge, nonché le navi presenti per il soccorso. Fu grazie all’arrivo di centinaia e centinaia di imbarcazioni private, yacht, traghetti, barche da pesca, guidate da privati cittadini inglesi, che vennero recuperati moltissimi soldati, alcune barchette di fortuna facendo andata e ritorno diverse volte. Un eroismo dell’uomo comune che richiamò il senso di comunità contro il nemico nazista, e che elevò Churchill a condottiero, ma che coprì comunicativamente una strategia fallimentare degli alti ranghi militari dell’esercito britannico. Tra l’altro l’episodio storico dell’evacuazione delle truppe inglesi da Dunkirk venne rievocata con grande virtuosismo stilistico (ricordiamo un piano sequenza da antologia tra centinaia di comparse e senza troppi trucchi digitali) anche da Joe Wright in Atonement/Espiazione (2007), tratto dal romanzo di Ian McEwan, con James McAvoy nella parte di Robbie, fante inglese disperato tra la folla dei suoi 340mila commilitoni.

Nel cast di Dunkirk si segnala il classico nucleo di giovani soldatini, che come plot da cinema di guerra vuole, pilotano la direzione del racconto mescolando tranche de vie del soldato semplice ai grandi accadimenti della storia. Almeno tre le giovani star che occupano la fondamentale casella di script: i grintosi Fionn Whitehead, Aneurin Barnard, ed Harry Styles. Whitehead ha solo 20 anni e fino a poco tempo fa lavava i piatti in un bar londinese; mentre Barnard ha una trentina d’anni, parecchie serie tv alle spalle e un faccino implume che gli fa calare l’età a 20. Infine c’è quell’Harry Styles, componente della band degli One Direction, al suo debutto come attore. Impertinente, sfrontato, perfino con una camminata dinoccolata alla Robert Mitchum, Styles sembra essere la vera star del film. Le cronache della prima londinese segnalano il suo sorpasso, tra scatti fotografici, reportage e click online, a colleghi blasonati e intensi come Cillian Murphy o Tom Hardy. In attesa di vederlo recitare, l’impressione è quella di una performance che mescola la sfrontatezza di un Leonardo Di Caprio ai tempi di Titanic, al fascino di un River Phoenix e allo sguardo di un Kevin Bacon. Anche se lui, capelli tagliati quasi a spazzola, sereno e tranquillo nei suoi 23 anni di successi musicali ed X Factor, ha dichiarato a Sky che probabilmente questo sarà il suo primo ed ultimo film.