Con cadenza periodica, in Italia riparte il dibattito sulle questioni attinenti al fascismo e alla sua apologia. La suppurazione della ferita, stavolta si deve alle uscite di un concessionario dello Stato, il gestore del bagno di Chioggia “Punta Canna”, che avrebbe tappezzato il suolo pubblico datogli in concessione con immagini e motti fascisti. A rinfocolare il dibattito, la proposta del Pd Emanuele Fiano di una specifica fattispecie penale, da introdurre con un art. 293-bis del Codice che sanzioni quelle espressioni fasciste che non ricadrebbero sotto le cosiddette leggi Scelba e Mancino.

In altri termini, si tratterebbe di prevedere la punibilità di tutti quei gesti – il saluto romano, la vendita di paccottiglia nostalgica ed apologetica, etc. – non rientranti nel raggio d’azione delle leggi sopra menzionate, aggravati quando commessi sul web. Come spiega lo stesso Fiano, la sua proposta mira a punire “comportamenti talvolta più semplici o estemporanei […] che, non essendo volti necessariamente a costituire un’associazione o a perseguire le finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista, finiscono per non essere di per sé solo sanzionabili”.

In effetti, la proposta suscita più di qualche perplessità, se le sentenze della Corte costituzionale n. 1 del 1957 e 74 del 1958 che avevano discusso la legittimità della legge Scelba avevano affermato che l’apologia è tale quando essa si lega al pericolo della ricostituzione del disciolto Partito fascista. Fiano va oltre, ritenendo si debbano punire non già tutte quelle espressioni che si configurino come di raccordo tra l’art. 1 (Riorganizzazione) e l’art. 4 (Apologia) della legge Scelba (che dava attuazione alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione), e che quindi incarnino non mere opinioni ma vere e proprie minacce di ricostituzione dell’organizzazione fascista, ma anche i comportamenti ‘semplici o estemporanei’.

La legge Scelba veniva dichiarata legittima sul piano costituzionale proprio poiché la limitazione della libertà di manifestazione del pensiero prevista dall’art. 21 Cost. non era violata quando lo scopo fosse di sventare la concreta minaccia di ricostituzione del Partito nazionale fascista. La Corte costituzionale risolveva il problema legando la censura della manifestazione del pensiero al pericolo concreto di ricostituzione del partito disciolto da circa tre lustri.

La legge Scelba tuttavia aveva un limite: pur colpendo anche comportamenti e non solo le idee, parlava di “riorganizzazione” del “disciolto” Partito fascista, limitando di fatto la propria portata a un contesto storico che forse oggi è da considerarsi superato. Ben diversa è la costituzione ex novo di partiti e formazioni di ispirazione neofascista, autoritaria, xenofoba, violenta.

Come la mettiamo con quei movimenti che, ispirandosi a ideologie razziste e suprematiste, oggi fanno le ronde sulle spiagge sostituendosi allo Stato in barba ai principi dello Stato di diritto? Cosa dire di questi energumeni che pensano di costituirsi in forma di “milizia”? Non sto parlando del diritto di apporre ridicoli striscioni in carattere fascio-font, peraltro prontamente trollati dalla comunità web, o di fare grottesche parate, mento in alto e pancia in dentro, come caricature di Ermanno Catenacci.

Si potrebbe dire: se questi movimenti – non le loro opinioni, ma i loro fatti – non ricadono sotto le previsioni della legge Scelba (perché non “ri-organizzano”), saranno almeno sussumibili sotto la legge Mancino? Si dia applicazione a questa legge laddove vieta “ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Si dirà, da parte di quelli che si ritengono più “sgamati” nelle cose del mondo: se metterete fuori legge questi movimenti, farete del più fesso dei naziskin un martire, e otterrete l’effetto contrario, di rinfocolare opinioni autoritarie aggiungendo ragioni di critica allo Stato di diritto democratico e liberale. Corollario di questo ragionamento è l’idea che questi movimenti si debellino con la cultura.

Su quest’ultimo punto, tuttavia mi permetto di obiettare che finora – se questi sono i risultati – la cultura ben poco ha fatto, complice il degrado di una politica ormai incapace di insegnare i valori della Costituzione repubblicana e antifascista. Fermo restando che nessuno può svegliarsi la mattina e costituire un’autocrazia fascista, tanto meno su suolo demaniale. Né come gestore di bagno, né come vigilante da spiaggia.