Shopping con la moglie in via Monte Napoleone, nel quadrilatero della moda milanese. E’ così che l’ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin, indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, ha trascorso il mercoledì mattina, a tre giorni dalla liquidazione della banca di cui per vent’anni è stato padre padrone e il cui crac sarà pagato (oltre che da azionisti e obbligazionisti) anche da tutti i contribuenti.

L’imprenditore vinicolo diventato banchiere, come raccontato da Repubblica, è ufficialmente quasi nullatenente perché ha ceduto ai tre figli tutte le quote nella Zonin 1821 e nell’immobiliare proprietaria dei terreni, nove tenute in Italia, per un totale di 2mila ettari coltivati a vite e una in Virginia negli Stati Uniti. Gli restano solo “una cappelletta di 74 metri a Radda di Chianti, un bosco a Gambellara di 4mila metri quadrati, un vigneto di 10mila”.

A dicembre ha fatto causa alla banca sostenendo di non aver avuto nessuna colpa nella mala gestione che ha mandato in fumo i risparmi di 119mila soci. I nuovi vertici dell’istituto hanno risposto presentando al tribunale di Venezia un atto di citazione in cui chiedono a lui e altri 31 ex dirigenti di risarcire danni per 2 miliardi di euro.