“Certo non prendiamo stranieri”. Una sola frase per liquidare la richiesta di Yuriy Kulynych, 24enne bolognese di origini ucraine che aspirava ad uno stage di lavoro nella Bmc Air Filters di Medicina, a 30 chilometri dal capoluogo emiliano. Poche, essenziali parole. E una firma: “Gaetano”. Cioè Gaetano Bergami, il titolare dell’azienda all’avanguardia internazionale nella produzione di filtri per i motori di auto e moto, che a ilfattoquotidiano.it ora si giustifica: “Non siamo razzisti. Si è trattato solo di una svista, o meglio di una risposta infelice. Siamo pronti a chiedere scusa al ragazzo”. Il quale, a sua volta, commenta: “Di dover lavorare senza esser pagato lo avevo in fondo messo in conto, ma ricevere una risposta così sgarbata francamente lascia l’amaro in bocca”.

Tutto è accaduto mercoledì 21 giugno. La richiesta inviata intorno alle 14, la mail con il responso poco prima delle 20. “Quasi non volevo crederci. Per un po’ ho anche pensato che ci fosse stato un errore”, racconta Yuriy, che aveva deciso di inviare il suo curriculum alla Bmc su suggerimento di un suo professore dell’università di Bologna. “Mi mancano due esami alla fine del corso magistrale in Ingegneria meccanica. Lo stage non è obbligatorio, ma voglio farlo per arricchire la mia tesi di laurea”. E la Bmc di Medicina è senz’altro un’azienda attraente, per un ragazzo con la passione per la meccanica e i motori.

Sul suo sito internet, si presenta così: “Leader nel settore del della filtrazione aria ad alte prestazioni che può vantare tra i propri clienti le più prestigiose case automobilistiche globali: Audi, Bmw, Ferrari, Fca, Lamborghini, Mercedes, Porsche, Hyundai, Toyota, Volkswagen, Subaru”. Tra le se partnership, anche quella con il team Yamaha di Valentino Rossi, oltre a quelle con le varie scuderie di Formula 1 che dal 2000 ad oggi hanno riportato 10 vittorie nel mondiale piloti. “Ovvio – ammette Yuriy – che per me la Bmc sarebbe stato un approdo prestigioso: 4 o 5 mesi di tirocinio molto importanti, sia per la mia tesi di laurea, sia per attivare dei contatti in vista di un futuro lavoro”. Sarebbe stato, insomma, “il coronamento di un lungo percorso”.

Lungo e, almeno per ora, lodevole. Nato in Ucraina nel 1993, Yuriy arriva in Italia 10 anni più tardi. “I miei genitori si erano già stabiliti a Bologna, e quando hanno trovato un minimo di stabilità ho potuto raggiungerli”. Dei primi mesi della sua nuova vita, Yuriy ricorda soprattutto le ore passate a studiare l’italiano: “Otto mesi di corsi intensivi”. E oltre all’italiano, Yuriy deve poi aver assorbito anche molto dell’inflessione emiliana dei suoi amici, tanto che ora sarebbe difficile distinguere la sua parlata da quella di un suo coetaneo di Modena o Bologna. Il liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” a Casalecchio, poi la laurea triennale in Ingegneria meccanica nel 2015, col voto finale di 109. “A quel punto ricevetti alcune offerte di lavoro, ma preferii proseguire con la magistrale”.

La settimana scorsa, uno dei suoi professori gli parla della possibilità di effettuare un periodo di stage con una delle aziende con cui l’Alma Mater è in contatto. Tra quelle proposte, Yuriy ne seleziona 7. E la Bmc è tra queste. “Il mio docente a quel punto mi ha messo in contatto con Andrea Celani, un ingegnere che conosceva Gaetano Bergami e che ha svolto, diciamo così, la funzione di intermediario”. E a Celani che Yuriy nel primo pomeriggio del 21 giugno scorso invia la mail con il suo curriculum, da inoltrare poi a Bergami. “Che la mia nazionalità potesse essere un problema, per un lavoro simile, proprio non lo credevo. Anzi – aggiunge il ragazzo – pensavo che saper parlare 5 lingue diverse fosse un motivo di merito. Evidentemente non è così”.

Poche ore dopo, la risposta di Gaetano Bergami è lapidaria. Raggiunto al telefono, il titolare della Bmc prova inizialmente a sminuire: “Si è trattato di una mail partita per errore”. Poco credibile, però, visto che il messaggio è anche firmato. “Ma, insomma, diciamo che è stata una risposta infelice. Lo riconosco: un mio errore dovuto alla stanchezza”. Stanchezza? “Sì, siamo oberati di richieste di ragazzi dell’università di Bologna che cercano stage. Ne arrivano oltre 100 al giorno, non sappiamo come smaltirle”.

Difficile non osservare che il tempo necessario per scrivere quelle parole sgraziate è lo stesso che si impiegherebbe per motivare in altro modo un diniego. “Avete ragione. Avrei potuto scrivergli più semplicemente ‘Caro Yuriy, ci dispiace ma non siamo in grado di offrire altri stage al momento’. Sarebbe stato meglio”. In ogni caso, Bergami ci tiene a precisare: “Non si dica che siamo razzisti o facciamo discriminazioni. Nella nostra azienda ci sono almeno 10 stranieri: arabi, marocchini. Il mio braccio destro è un tedesco”. Insomma, quello che ha coinvolto Yuriy è stato “un incidente”. La telefonata si chiude con una promessa: “Sono pronto a scrivere al ragazzo per chiedergli scusa. Lo farò senz’altro nei prossimi giorni.”