Sono stati proclamati i vincitori delle targhe Tenco 2017, in anticipo di circa tre mesi rispetto agli ultimi anni. Questi i riconoscimenti per ogni sezione:

Disco in assoluto: Claudio Lolli – Il grande freddo
Opera prima: Lastanzadigreta – Creature selvagge
Canzone singola: Brunori Sas – La verità
Album in dialetto: Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro – Canti, ballate e ipocondrie d’ammore
Interprete di canzoni: Ginevra Di Marco – La Rubia canta la Negra

Ora alcune considerazioni sparse.

Personalmente non mi sorprendono le vittorie di Ginevra Di Marco e Lastanzadigreta, anche se nella sezione “Opera prima” la vera rivelazione a mio avviso è stato Carlo Valente, cantautore reatino classe 1990, e il suo album Tra l’altro. Questo è il suo canale YouTube. Buttateci un click, ne vale la pena.

Per il dialetto io ho votato la grazia di Gabriella Lucia Grasso, anche se la vittoria di Loguercio e D’Alessandro ci può stare.

Spiazzerò qualcuno, ma per me non ci sta quella di Claudio Lolli. Il grande freddo non è il suo album migliore; non è nemmeno tra i suoi più belli. C’è il sospetto che la giuria lo abbia votato per meriti acquisiti nel tempo. Questo, per fortuna, non successe per Guccini nel caso de L’ultima Thule: neanche quello meritava la targa, e infatti non andò oltre la finale; vinse in maniera sacrosanta Niccolò Fabi con quel gioiello di disco che è Ecco. Chissà se ciò quest’anno sia dipeso dal momento di impasse del club Tenco, del quale le votazioni delle targhe hanno inevitabilmente risentito, viste le molte defezioni del voto dei giurati. Non ci sono prove, solo indizi. Comunque credo che il voto a Lolli sia un voto storico; penso che per lui ci stesse bene un premio Tenco (che in teoria potrebbe ancora arrivare, sia chiaro), non la targa per il disco dell’anno.

Questo però è un punto che persino pochi addetti ai lavori hanno compreso: vincere una targa Tenco non vuol dire vincere il premio Tenco. Il club Tenco, con la vittoria di Lolli, non ha fatto un omaggio “a fine carriera”, quindi non ha senso dire per esempio che è un “riconoscimento arrivato troppo tardi” o cose del genere. La targa la assegnano i voti dei giornalisti e critici in giuria, quindi il Club non ha nessun merito o demerito per i risultati, se non quello di fare il conto dei voti. Storia diversa è quella del premio Tenco, assegnato dal Club. Non è una questione secondaria, soprattutto visto che sull’argomento c’è in Italia una conclamata ignoranza, e non solo – e non tanto – tra gli appassionati. Lolli la targa l’ha vinta “sul campo”; ma a mio avviso i giurati hanno votato più la storia personale che il disco.

Credo che questo fosse l’anno giusto per assegnare sia la targa per la miglior canzone che quella per l’album assoluto a Dario Brunori, consacrando così chi, per capacità di scrittura, sensibilità e profondità, è il cantautore italiano migliore venuto fuori negli ultimi quindici anni, uno per cui ogni disco è sempre migliore del precedente: canzone d’autore nell’accezione più pura.

Chiudo con una nota di colore: visto che siamo in Italia, ogni cosa è vissuta come una partita di calcio, con annesse tifoserie da stadio; non fa eccezione un riconoscimento artistico come il Tenco – il più importante per la canzone di qualità –, che è tutto tranne una competizione, essendo nato con l’intento di ribadire che con l’arte non si gareggia. Invece si cercano ogni volta ingiustizie e inciuci, proprio come per un rigore non fischiato all’Inter o per la convalida di un gol in fuorigioco alla Juve. Spesso il meccanismo è messo in piedi dai cantautori o i musicisti che non si sono (mai) aggiudicati una targa o un premio e, siccome sono numericamente secondi solo alla popolazione mondiale che parla il cinese mandarino, il povero critico musicale, che si espone con considerazioni argomentate, spesso è costretto a chiudere la chat di Facebook o attivare un poderoso filtro all’indirizzo email nelle settimane successive. Spero che questa volta faccia eccezione.