L’interesse suscitato dal mio precedente post dedicato alla vicenda della bocciatura del poeta e studioso Gabriele Frasca all’abilitazione di prima fascia universitaria mi spinge ad anticipare qua parte del documento in suo sostegno firmato da molti accademici di fama. Per altro verso, come il documento stesso sottolinea, la vicenda di Frasca non va sottovalutata perché è paradigmatica di una situazione generale nella quale, a causa delle norme e delle forme vigenti, appare possibile un arbitrio, anche in casi di studiosi affermati e scientificamente solidi come l’autore napoletano. Il testo completo apparirà nei prossimi giorni su Roars – Return on academic research, eccone un’anteprima.

Qualche ragionevole dubbio
Osservazioni a margine di una valutazione per l’Abilitazione Scientifica Nazionale

I firmatari di questo documento provengono da diversi settori disciplinari ma dal comune ambito dei saperi cosiddetti umanistici. Pur appartenendo ai compartimenti della ricerca letteraria (italiana, comparata, straniera), filologica, sociologica, psicologica, filosofica e storica in generale, tutti i presenti firmatari, mossi dalle loro diverse necessità e dai loro specifici fini di ordine professionale, hanno però letto e utilizzato i lavori scientifici di Gabriele Frasca, che costituiscono a loro parere uno dei risultati più importanti della ricerca italiana inerente alla letteratura comparata. 

Grandissima dunque è stata la sorpresa dei sottoscritti nell’apprendere che la richiesta di abilitazione di Frasca alla prima fascia del Ssd l-fil-let/14 (Letterature comparate) non è stata accolta. Sorpresa superata dallo stupore conseguente alla lettura dei giudizi formulati dalla Commissione che ha ritenuto di non dover abilitare Frasca quale professore ordinario.

La discrasia tra il giudizio dei Commissari e l’opinione dei sottoscritti appare tanto più stupefacente per il fatto che l’attività di questo studioso è stata continua nel tempo, a partire dal primo libro (dedicato a Samuel Beckett, 1988) fino alle recenti pubblicazioni su Gadda (2011), Joyce (2013), ancora Beckett (2014). Una simile continuità si è accompagnata al rigore metodologico con cui Frasca ha realizzato le sue ricerche, sempre fondate su solide basi teoriche, regolarmente discusse nei loro principi concettuali ().

Oltre alla continuità e alla solidità scientifica, nella ricerca di Gabriele Frasca è manifesta anche l’originalità degli approcci e la novità dei risultati. Nessun prodotto di tale ricerca si limita a riproporre quanto già noto alla comunità scientifica: delle sintesi sullo stato dell’arte sono proposte lì dove necessario, ma in tutti i suoi studi la ricostruzione storica degli orizzonti culturali e l’analisi dei testi affrontati convergono nella messa in evidenza di aspetti o poco indagati o addirittura poco compresi in precedenza.

È il caso della monografia dedicata a “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda, che per la prima volta documenta e discute la conoscenza da parte dello scrittore delle teorie fisiche quantistiche. Tale è anche il caso di “La letteratura nel reticolo mediale” (2015), che incrocia la storia delle forme letterarie con quella delle strutture materiali che ne governano la produzione e la diffusione, trasferendo così l’orizzonte filologico della critica testuale a una più ampia interpretazione delle strutture culturali (….).

Il caso specifico esposto, permette di avanzare alcune riflessioni di tenore generale. Quanto accaduto alla Commissione dell’Asn per il Ssd l-fil-let/14 (Letteratura comparata) è infatti – al di là della responsabilità dei singoli Commissari, sulla quale i firmatari di questo documentano non intendono argomentare – diretta conseguenza del dispositivo concorsuale attualmente in vigore. LAsn, così com’è stata concepita, concentra infatti nelle mani dei membri della Commissione un potere decisionale assai ampio. È normale che essi abbiano la piena discrezionalità nell’ambito in cui sono chiamati a esprimersi, giacché ciò contraddistingue qualunque attività di expertise. Ma una tale autonomia rischia di risolversi in vero e proprio arbitrio laddove si realizzi il caso di un deficit argomentativo (peggio ancora se accompagnato da un deficit istruttorio). Il punto è decisivo, giacché una motivazione caustica e laconica non è sufficiente a rendere conto del percorso razionale che ha condotto al giudizio conclusivo. Con un risultato evidente: la creazione di ampie zone di opacità che a malapena dissimulano idiosincrasie non motivabili (…).

Di seguito la lista dei primi firmatari:

Alberto Abruzzese
Giancarlo Alfano
Roberto Antonelli
Piero Boitani
Corrado Bologna
Andrea Cortellessa
Giulio Ferroni
Maria Antonietta Grignani
Fabio Pusterla
Raffaella Scarpa
Claudio Vela

 

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