Quando a febbraio Beppe Grillo scese nella Capitale per incontrare Virginia Raggi in Campidoglio, fu deciso che il nuovo stadio della Roma si sarebbe fatto. A qualsiasi costo. Ed in effetti ieri il Comune ha approvato definitivamente la delibera di pubblica utilità, che dà il via libera all’impianto di Tor di Valle. Ma ad un prezzo alto: il Movimento 5 stelle romano si è spaccato. E non si tratta più soltanto delle proteste degli attivisti o dei malumori dei municipi: il dissenso è arrivato fino in Campidoglio. Un primo pezzo si è già perso per strada: Cristina Grancio, la consigliera anti-stadio, è sospesa dalla settimana scorsa. Ma la votazione è stata disertata anche da altri due membri della maggioranza: Gemma Guerrini era attesa in aula e ora pure lei rischia un procedimento disciplinare; solo Monica Montella è formalmente giustificata, perché in vacanza, ma pure la sua contrarietà al dossier non è mai stata un mistero.

Tre defezioni in aula – Per tutta la settimana di avvicinamento alla seduta decisiva, il capogruppo M5s in Comune, Paolo Ferrara, ha fatto i salti mortali per ostentare serenità, mostrando il pugno duro all’interno e il sorriso all’esterno per tenere unite le fila della maggioranza. “Va tutto bene, ci arriveremo all’unanimità”. Sminuendo le defezioni nelle prime due sedute: “Siamo solo alla discussione preliminare, per il voto ci saremo tutti”. Sperando fino alla fine di ricucire lo strappo: “La Montella è in vacanza, la Guerrini la aspettiamo a braccia aperte”. Non è mai arrivata. E adesso anche lei è a rischio: da quanto trapela, i probiviri starebbero vagliando pure la sua condotta, dopo aver sospeso la Grancio la cui posizione appare comunque più grave: le viene contestato non solo l’abbandono della commissione urbanistica, ma l’aver remato contro la delibera cercando di far slittare il parere in municipio.

Gruppo diviso – Programmate o meno, giustificabili o no, le assenze non potevano passare inosservate: è la prima volta che il M5s romano si spacca dall’inizio del mandato, almeno in una sede ufficiale (i diverbi nelle famose riunioni di maggioranza del lunedì sera ormai non si contano più). La situazione non è andata giù al gruppo. “Se siamo una squadra, in campo si va tutti insieme. Anche io magari non ho condiviso alcuni provvedimenti, ma non ho mai fatto mancare il mio supporto. A calcio si gioca in 11: noi ieri eravamo 8”, il ragionamento di uno dei volti più rappresentativi del Movimento romano. Di qui a cacciare uno, o forse anche due colleghi, però, ce ne passa: la sospensione imposta alla Grancio ha spaccato la maggioranza forse persino più dello stesso progetto di Tor di Valle. A parte gli “ortodossi”, quei 4-5 consiglieri che da qualche tempo sembrano entrati nelle grazie della sindaca e non vedevano l’ora di liberarsi della Grancio (“E’ da gennaio che crea problemi”), in molti sono rimasti perplessi dal provvedimento. Non tanto nel merito, quanto nei tempi e nei modi: “Siamo un po’ sorpresi, non c’è stato neanche un passaggio di confronto interno”. E questo ha creato un clima pesante in gruppo: nessuno ne parla, tutti provano a far finta di nulla, forse anche per paura di essere i prossimi a finire nel mirino della critica.

La Grancio a processo – Lei, per il momento, è in una sorta di limbo. I vertici del M5s hanno deciso di farle terra bruciata intorno: eliminata dalle chat, bloccato il suo account, esclusa da ogni riunione, non ha più alcun contatto formale col gruppo. Per non dare adito ad ulteriori polemiche ha preferito non partecipare al voto sulla delibera: “Io voglio restare nel Movimento: credo nei suoi valori, altrimenti non mi sarei candidata”, fa sapere a chi riesce ancora a sentirla. Sta preparando la memoria difensiva per la settimana prossima, poi partirà il procedimento che dovrà concludersi entro 180 giorni. Fino ad allora, resterà in questa condizione di esiliata, che sa tanto di preludio all’espulsione. Anche se ha ricevuto il sostegno di alcuni suoi colleghi, e persino le telefonate di solidarietà di un paio di parlamentari. La partita si sposterà anche in campo nazionale. Del collegio dei probiviri fa parte Riccardo Fraccaro, uno dei due parlamentari-tutor inviati da Grillo in Campidoglio, che conosce bene la situazione e dovrebbe condividere la linea dura già adottata. Ma nel comitato d’appello c’è pure Roberta Lombardi, che non ha mai approvato troppo la gestione del gruppo in Comune. Il rischio è che quello della Grancio, da essere un caso isolato, diventi la classica crepa nel muro per ulteriori frizioni, anche su altri temi. Specie se a lei dovesse aggiungersi la Guerrini. Ecco l’eredità di Tor di Valle: lascia al Movimento 5 stelle un nuovo stadio, magari anche “fatto bene” come dice lo slogan adottato dalla Raggi. Ma una maggioranza non più così unita.

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